Venerdì 19/luglio: Partiamo di buon’ora, il tragitto è piuttosto lungo e prevediamo traffico intenso Nel complesso procediamo regolarmente fino al Brennero; fino ad Innsbruck è poi un ininterrotto susseguirsi di cantieri; a seguire una noiosissima tratta con limite di 100 km/h fino al confine con la Germania; e quindi i controlli, in vigore oramai da alcuni anni, da parte della Polizei, per la lotta al traffico di clandestini. Uno spuntino in autogrill e poco prima delle 15 entriamo nel parcheggio coperto del Terminal 1 all'aeroporto di Monaco, prenotato qualche giorno fa. Giriamo un po' a vuoto, e finalmente troviamo il check-in, fortunatamente già aperto; consegnati i bagagli, passiamo rapidamente i controlli di sicurezza e ci posizioniamo in area imbarchi. Poco prima delle 18 (ora di Monaco) decolliamo; il volo è abbastanza tranquillo, senza turbolenze degne di rilievo; dopo oltre 3 ore di volo, arriviamo finalmente in vista dell'Islanda, ma dall'alto è tutto un uniforme mare di nuvole compatte che non lascia intravedere nulla. Spostandoci più verso Ovest, il cielo si rasserena e sotto di noi vediamo ampie zone verdi, che sembrano fattorie. Atterriamo verso le 19:30 ora locale (- 2 ore rispetto all’Italia), recuperiamo i bagagli, ritiriamo la macchina a noleggio e con un ottimo upgrade rispetto a quanto prenotato ce ne andiamo a bordo di una Toyota Rav-4 con cambio automatico, senza alcun aggravio rispetto alla nostra prenotazione. Cena al ristorante Tai, poi arriviamo all’Hotel, posto nell’ex base USA nei dintorni della cittadina.

Sabato 20/luglio: L’hotel è strutturato male, su 3 corpi distanti tra loro, quindi andiamo a fare colazione in centro, con cappuccino e bombolone alla nutella, poi ci mettiamo in marcia. Sfiliamo Reykjavík (che visiteremo alla fine del viaggio), facciamo un po’ di spesa per i nostri prossimi pranzi, e quindi ci allontaniamo verso Nord-Est. La nostra prima tappa è a THINGVELLIR un parco nazionale all’interno del cosiddetto “circolo d’oro”; qui i Vichinghi fondarono uno dei primi parlamenti al mondo (nel 930) ed è quindi considerato uno dei luoghi più importanti dell’intera Islanda. La visita è gratuita, ma si paga il parcheggio (750 corone, solo in carta di credito, su un terminale che richiede la targa della vettura, rilevata al momento dell’ingresso). Proseguiamo verso Est fino a GEYSIR, dove ormai il geyser più famoso ha cessato le attività, ma è egregiamente sostituito da Stokkur, geyser aritmico che ogni pochi minuti spara i suoi getti di acqua bollente anche fino a 30 metri di altezza. A poca distanza si trova la cascata GULLFOSS, la “cascata d’oro”, una delle più visitate di Islanda; le acque, dopo un balzo di oltre 30 metri, si infilano in uno stretto canyon profondo fino a 70 m. Scendendo verso Sud-Ovest facciamo una tappa a KERID, un lago cristallino all’interno del cratere di un vulcano ormai fuori attività. Una puntata fino a HVERAGERDI, chiamata “la città fiorita”, poi ci dirigiamo verso Est. A SELFOSS troviamo chiuso il museo dedicato al famoso campione di scacchi Bobby Fisher (che qui si rifugiò per problemi con la sua patria, nonostante la vittoria contro il campione russo Boris Spasskij) e manchiamo poi la visita alla sua tomba, causa carenza di informazioni. Ed infine arriviamo a Hella, minuscolo villaggio, nostra tappa odierna; cena di pesce in uno dei pochissimi ristoranti della zona. Salvo un paio di veloci acquazzoni, il tempo è rimasto bello, con temperature anche fino a 21° e ventoso dal pomeriggio.

Domenica 21/luglio: Facciamo un’ottima colazione, poi rifornimento alla macchina e per le 9 finalmente ci muoviamo. Ci vuole circa ½ ora per arrivare alle cascate di SELJALANDSFOSS: la principale è alta circa 60 metri, ed è l’unica in cui si possa passare dietro al getto. Poco distante, altre cascate minori fanno da cornice. La visita è gratuita, ma si paga il parcheggio (700 corone), anche se alcuni turisti fanno i furbi. Proseguiamo fino alla cascata di SKOGAFOSS, alta 60 m e larga 25, che spruzza la sua nebbiolina fino a decine di metri di distanza. Sul lato Est del villaggio, un interessante Museo, in tre distinte sezioni dedicate alla cultura, alle case del tempo passato ed allo sviluppo tecnologico. Usciamo dal museo verso le 12:30 e sta iniziando a piovigginare, ma la pioggia non ci abbandonerà più fino a tarda sera. Proseguendo verso Est, facciamo una deviazione al promontorio di DYRHOLAEY: la strada è sterrata, con una salita un po’ impegnativa dove sarebbe richiesto il 4x4. Nelle pareti della scogliera, alta fino a 120 m, vivono diverse specie di uccelli ed è possibile vedere i buffi puffin (i pulcinella di mare); si gode anche una splendida vista sia sulla nera spiaggia che si allunga verso Ovest, che sui faraglioni ad Est. Ridiscesi a valle, ci fermiamo a VIK, ma continua a piovigginare, e quindi ripartiamo dopo una breve sosta. Arriviamo infine a Kirkjubaejarklaustur, ma il nostro hotel è parecchio fuori città; cena nel migliore dei due ristoranti di tutta l’area. Oggi tempo un po’ infame, con temperature tra 12° e 16°.

Lunedì 22/luglio: La stanza era un po’ troppo “economy” (ma comunque costata oltre 200€), ma almeno la colazione è stata super. Verso le 10 arriviamo al parcheggio della cascata “nera” di SVARTIFOSS, a pagamento (solite 750 corone); da lì in circa ½ ora su un sentiero a tratti ripido ma sempre agevole si arriva al punto panoramico da cui si gode l’ottima vista della cascata: alta 140 m è attorniata da imponenti colonne di basalto nero. Proseguiamo verso Est fino alla laguna glaciale di FJALLSARLON, dove facciamo il tour in gommone navigando tra gli icebergs; l’esperienza è unica e sono soldi molto ben spesi (circa 50€/testa per quasi un’ora di navigazione - https://fjallsarlon.is/). Ci si avvicina in tutta sicurezza alle varie formazioni glaciali, spingendosi abbastanza vicino alla grande parete di ghiaccio (alta fino a 30 m) da cui si staccano i grossi blocchi. Scegliamo il tour in questa laguna, perché ci risulta molto più bella, più “intima” e più tranquilla da visitare, rispetto a quella più famosa di JOKULSARLON, che raggiungiamo poi dopo circa 10 km. Anche qui si effettuano questi tour, ma è letteralmente invasa da macchine, bus, camper e altro; qui però si vedono grossi blocchi di ghiaccio raggiungere l’oceano attraverso il breve canale che la mette in comunicazione con il mare. Abbiamo poi proseguito sempre più verso Est, fino a raggiungere Hofn, grossa località portuale con oltre 1600 abitanti; l’albergo è piuttosto distante dal centro, ma in compenso ci sono svariati ristoranti per la cena. Un po’ di pioggerella la mattina, poi nuvolo con qualche sprazzo di timido sole; temperatura tra 10° e 16°.

Martedì 23/luglio: L’hotel è il più caro di tutto il viaggio (circa 250€), in compenso la colazione è la più scarsa di quelle avute finora. Abbiamo già provveduto ieri sera a fare rifornimento, quindi possiamo procedere diretti lungo la N-1, la strada che fa il giro completo dell’isola. C’è nebbia bassa, anche se non fittissima, ma solo raramente riusciamo a goderci il paesaggio; stiamo percorrendo la costa di Sud-Est, spesso compressi tra il mare a destra ed un costone franoso a sinistra. Qualche laguna è intensamente popolata di uccelli di varie dimensioni, tutti in pacifica convivenza, e le nostre macchine fotografiche si scatenano, anche se non siamo in grado di identificare con precisione tutti gli abitanti; facciamo una tappa a DJUPIVOGUR, dove visitiamo un bizzarro museo di un artista locale ed incontriamo un nostro connazionale che si sta girando l’Islanda in bicicletta. Visto il tempo piuttosto coperto, decidiamo di non prendere la scorciatoia attraverso il passo di Oxi (sterrata), ma di proseguire lungo i fiordi, allungando di circa 60 km. Per arrivare a BREIÐDALSVÍK si incontra già qualche breve tratto di sterrato; proseguiamo poi verso l’interno sulla 95 in direzione Nord-Ovest, iniziando a salire di quota. La strada diventa poi sterrata, ma con la dovuta attenzione è percorribile anche con auto normale; scavalchiamo il passo a circa 460 m, immersi nella nebbia e poi scendiamo verso il lago di LAGARFLJÓT su strada nuovamente asfaltata. Deviamo verso Ovest fino alla cascata di HENGIFOSS, che però rinunciamo a vedere da vicino causa vento e freddo intenso; ritorniamo un po’ sui nostri passi in direzione Est e procediamo fino a EGILSSTAÐIR: con circa 2400 abitanti, è oggi la più grande città dell'Islanda orientale. Proseguiamo verso Nord sulla 94, a tratti sterrata, scavalchiamo un altro passo a oltre 400 m e poi scendiamo su BORGARFJÖRÐUR, pronti per la nostra attività di domani. Cena in uno dei pochissimi ristoranti della zona. Oggi tempo coperto e nebbioso fino a metà pomeriggio, con qualche pioggerella, poi qualche sprazzo di sereno; temperature tra 8° e 13°.

Mercoledì 24/luglio: La colazione è ancora più scarsa di quella di ieri, a meno di non accettare di mangiare all’islandese (paté di agnello, pesce affumicato, zuppe), ma fortunatamente l’hotel era un po’ meno caro. Piove già dalla prima mattina, e non smetterà per tutto il giorno, ma andiamo comunque al punto di avvistamento dei Puffin, pochi km a Sud del paese. Qui si trova la più numerosa colonia di uccelli di tutta l’Islanda, con circa 10,000 coppie che nidificano ogni estate; sono state costruite delle piattaforme per permetterne l’osservazione senza recare loro eccessivo disturbo (www.puffins.is) e c’è anche un capanno di avvistamento (accesso a pagamento) che ci ha permesso di fare fotografie ravvicinate senza stare esposti alla pioggia. A metà mattina ci incamminiamo, rifacciamo un pezzo della strada sterrata di ieri, ma poi la lasciamo deviando verso Ovest sulla 944 (sterrata); procedendo sempre su sterrato arriviamo a riprendere la “1”. La strada sale ed il paesaggio diventa sempre più spettrale; procediamo su un altopiano brullo e desolato tra i 400 ed i 600 m di quota per decine di km, senza incontrare anima viva, salvo qualche pecora isolata, segno di fattorie fuori dalla vista. Poi finalmente riscendiamo a quote più basse e deviamo per la cascata di DETTIFOSS: 30 km di sterrato, non sempre in buone condizioni, con miriade di macchine che lo percorrono. Con i suoi oltre 190 metri cubi di acqua al secondo è la più imponente di tutta Europa; il sentiero per arrivarci è abbastanza agevole, ma continua a piovere e fa freddo. Ritorniamo sulla 1 rifacendo lo stesso sterrato, e scendiamo verso il lago MYVATN, attorniato da fumarole, pozze di fango ribollenti e simili fenomeni. Cena in un ottimo caffè nei dintorni, dopo aver fatto già rifornimento di benzina e alimentari per domani. Oggi tempo noioso, con pioggia persistente fin dalla prima mattina e temperature da 7° a 13°.

Giovedì 25/luglio: Percorriamo il lato occidentale del lago e proseguiamo verso Nord; poco dopo le 9 siamo ad HUSAVIK. Abbiamo prenotato il tour per vedere le balene già da qualche settimana (via www.booking.com, con un po’ di sconto rispetto al prezzo nominale); tra le tante agenzie presenti, cerchiamo la nostra, ritiriamo il biglietto e per le 9:40 siamo all’imbarco. Una breve presentazione da parte della guida, qualche istruzione e poi saliamo a bordo; ci vestiamo con le tute protettive galleggianti, una meraviglia tecnologica che pesa un paio di kg, ma ti tiene a galla e ti protegge dalle fredde acque nel caso di qualche sventurato incidente. La barca è in legno, lunga 30-40 metri, pare molto solida e ci dà più fiducia di altri tour che partono su gommoni con sedie individuali. Lasciato il porto, ci dirigiamo verso l’esterno della baia e dopo oltre un’ora di navigazione iniziamo i primi avvistamenti. Dapprima un gruppo di delfini, che sono stanziali nella zona; poi finalmente anche le gigantesche balene, con il loro inconfondibile sfiato, presenti solo nei mesi estivi. Non si vedono mai per intero, solo la schiena, o la coda, e sempre per brevi momenti che rendono quasi impossibile riuscire a fotografarle. Ne vediamo diverse, restiamo nella zona fino verso le 12 e poi iniziamo il rientro in porto, dove arriviamo quasi per le 13. Ripresa per un po’ la strada dell’andata, ci spostiamo poi verso Ovest e raggiungiamo le maestose cascate di GODAFOSS (la cascata degli dei) che sono le più spettacolari di tutta l’Islanda. Procediamo verso Ovest e raggiungiamo AKUREYRI, attraverso il tunnel a pagamento (1500 corone, da pagare anticipatamente o al massimo 3 ore dopo il passaggio – e solo on-line); la nostra tappa di oggi, con circa 20,000 abitanti, è la seconda città dell’Islanda. Ha un aspetto moderno, molto pulita e spaziosa, senza enormi palazzi e con molto verde. Cena in uno dei tantissimi caffè del centro. Oggi il tempo è stato variabile, con tante nubi e qualche sprazzo di sole; temperatura dagli 8° di questa mattina è poi salita fino a 12-13°.

Venerdì 26/luglio: Seguiamo il lato occidentale del fiordo, muovendoci sotto la pioggia che ha iniziato a cadere già questa notte. Una rapida sosta a DALVIK, poi proseguiamo verso Nord, attraversiamo un lungo e stretto tunnel (gratuito) e ci fermiamo brevemente a SIGLUFJÖRÐUR, grazioso paesino affacciato sul fiordo. Proseguiamo sull’estremità settentrionale della penisola, poi scendiamo su un altro fiordo con una sosta a HOFSÓS; facciamo una breve deviazione fino a HOLAR, dove nel 1550 venne decapitato l’ultimo vescovo cattolico che si opponeva al protestantesimo. Costeggiamo la baia e facciamo una breve sosta a SKAGAFJÖRÐUR, con le sue industrie legate alla pesca; scavalchiamo un’altra penisola e torniamo sul mare poco prima di Blönduós. Procediamo sulla “1” un po’ verso l’interno e poi ci portiamo fino a HVAMMSTANGI, sulla penisola di Vatnsnes, “capitale” delle foche. Avanziamo per quasi 30 km verso Nord sulla sterrata che costeggia il fiordo e poco prima di Geitafell, percorrendo un lungo sentiero sferzato dal vento, riusciamo a vedere un paio di foche che sguazzano in una tranquilla baia. Cena in un caffè di Hvammstangi e tappa in un hotel nei dintorni, in mezzo al nulla. Oggi pioggia e nuvole basse fino intorno a mezzogiorno, poi qualche sprazzo di sereno, e quindi nuovamente tempo variabile; temperatura tra i 10° del mattino ed i 16-17° del pomeriggio.

Sabato 27/luglio: Seguiamo la “1” fino ad arrivare sul fiordo Hrútafjörður, poi proseguiamo verso Nord facendo una tappa a BORÐEYRI, il più piccolo villaggio dell’Islanda, con solo 16 abitanti (censimento 2018). Proseguiamo sulla 68 per lunghi tratti sterrata, in mezzo a paesaggi desolati, punteggiati solo da qualche sporadica fattoria; viaggiamo quasi sempre vicino al mare, a volte bassi quasi a livello dell’acqua, a volte alti sul fianco della montagna, su strade sempre senza guardrail anche sul lato più esposto. Siamo entrati nei “fiordi nell’Ovest” e ne seguiamo i profili, fino ad arrivare a HÓLMAVÍK; qui visitiamo il museo della stregoneria, che narra episodi e persecuzioni avvenuti nel 1600. Ci spingiamo poi sul lato opposto del fiordo fino a DRANGSNES, grazioso villaggio, e da qui – su strada sterrata – arriviamo fino alla “casa dello stregone”. Rientriamo poi a Hólmavík, dove facciamo tappa e ceniamo in una specie di fast-food. Oggi tempo discreto, con solo qualche sporadico piovasco e temperatura tra 10° e 17°.

Domenica 28/luglio: Partiamo sulla 61 che sale leggermente in quota tra brulli paesaggi per scavalcare la penisola; da un momento all’altro ci aspettiamo di vedere qualche dinosauro che pascola nella steppa, speriamo solo non sia un T.rex, ma vediamo varie pecore e quindi stiamo abbastanza tranquilli. Scendiamo su un fiordo che percorriamo fino al fondo, per risalire poi sul lato opposto; passiamo ÖGURFERÐIR e ci infiliamo in un altro fiordo. Ripetiamo questo gioco per altre tre volte; la strada passa abbastanza alta sul mare nel lato occidentale dei fiordi, con montagne a picco e pendii molto ripidi, mentre è quasi a raso acqua sul lato orientale, molto più dolce. I paesaggi sono sempre spettacolari, costellati solo da qualche isolata fattoria, sui versanti meno ripidi delle montagne. Ci fermiamo più volte a fotografare gruppi di uccelli che cerchiamo di non disturbare con la nostra presenza; in uno dei fiordi vediamo un’insolita concentrazione di gabbiani, puffin (pulcinella di mare) e altre specie, ognuna con il proprio specifico modo di tuffarsi sotto la superficie dell’acqua in cerca di cibo. A SÚÐAVÍK, primo paesino degno di tale nome, facciamo una sosta ad un piccolo museo dedicato alla volpe artica. Proseguiamo e ci infiliamo nell’ultimo fiordo di oggi, facendo una sosta a ÍSAFJÖRÐUR, piccola cittadina di quasi 3700 abitanti; proseguiamo attraverso il lungo e stretto tunnel verso Flateyri (a senso unico, ma con frequenti piazzole per consentire l’incrocio), fermandoci al nostro hotel piuttosto in periferia. Per cena preferiamo tornare a Ísafjörður, che offre molta più scelta. Oggi tempo buona (per lo standard islandese) con poche gocce di pioggia e temperatura tra gli 11° della mattina fino ai 17° del pomeriggio.

Lunedì 29/luglio: Lasciamo l’alloggio in direzione Sud e saliamo subito in quota fino ad oltre 500 m per scavalcare la penisola; aggiriamo un fiordo e passiamo ÞINGEYRI, che non ci pare meriti una sosta prolungata. Proseguiamo verso Sud sulla 60 adesso sterrata, saliamo nuovamente oltre i 400 m e scendiamo su un altro fiordo, che aggiriamo fino sul fondo. Facciamo una sosta alla cascata di DYNJANDI, uno dei gioielli di quest’area, molto frequentata nonostante la scomodità delle strade di accesso. Proseguiamo ancora verso Sud, scavalchiamo un’altra penisola, attraversando paesaggi brulli e desolati e tornando sul mare a Flókalundur, dove finalmente ritroviamo l’asfalto. Proseguiamo verso Ovest sulla 62, costeggiando il lato Sud della penisola; attraversiamo il promontorio, scendendo sul fiordo e proseguendo verso la penisola di LÁTRABJARG. La strada ritorna sterrata e ci spingiamo fino alla punta più occidentale di Islanda, dove le scogliere sono ricche di avifauna ed abbiamo nuovamente occasione di fotografare i fotogenici puffin. Nel rientro facciamo una deviazione fino alla spiaggia di RAUÐISANDUR, lunga 10 km e definita la più bella di Islanda. Ritorniamo ancora un po’ sui nostri passi seguendo il fiordo ed arriviamo infine a Patreksfjörður, nostra tappa odierna; cena in un caffè-ristorante, rifornimento e quasi quotidiano lavaggio della macchina (self-service gratuito) dopo così tanto sterrato. Anche oggi tempo buono, poche gocce di pioggia e temperatura tra i 16° della mattina fino ai ben 21° del pomeriggio.

Martedì 30/luglio: Ritorniamo verso Est fino a Flókalundur dove potremmo prendere il traghetto che taglia oltre 200 km di strada; vuoi per il costo (in 2 persone con auto circa 130 €) vuoi perché abbiamo tempo e la giornata è decente, decidiamo di seguire la strada. La 60 segue l’andamento dei fiordi, sterrata per decine di km, ma fortunatamente abbastanza scorrevole; attraversiamo penisole, passiamo ponti, costeggiamo lagune e finalmente arriviamo a BÚÐARDALUR, un piccolo villaggio in fondo al fiordo Hvammsfjörður. Dopo pochi km deviamo verso EIRIKSSTADIR con la ricostruzione della casa in torba del vichingo Erik il rosso, dove intorno al 970 nacque il figlio Leifur, probabilmente il primo europeo a mettere piede sul continente americano. Proseguiamo sul lato Sud del fiordo su strada prevalentemente sterrata ed arriviamo a STYKKISHÓLMUR, grazioso paesino di quasi 1200 abitanti, nostra tappa odierna; cena in ristorantino e poi a letto. Oggi giornata parzialmente coperta, qualche immancabile goccia di pioggia e vento fortissimo su tutto il percorso fino quasi all’arrivo; temperatura tra 11° e 18°.

Mercoledì 31/luglio: Ci muoviamo per il giro della penisola di Snaefellsnes, costeggiandola sul versante Nord; una prima tappa a GRUNDARFJÖRÐUR, paesino grazioso se non fosse letteralmente invaso dai passeggeri della nave da crociera “Costa Mediterranea”, che stanno sbarcando alla spicciolata attraverso delle navette che fanno la spola tra la nave ed il porto. Una breve sosta a ÓLAFSVÍK, altro grazioso villaggio, e poi proseguiamo fino a RIF, veramente minuscolo. Un’altra sosta a HELLISSANDUR, quindi entriamo nel parco nazionale ed aggiriamo il maestoso Snæfellsjökull, il vulcano ricoperto dal ghiacciaio; citato nel romanzo “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne, è una delle attrazioni turistiche più famose in Islanda. Per quanto alto “solo” 1446 m, è visibile a decine di km di distanza. Un’ultima sosta a ARNARSTAPI, con il suo grazioso porto, poi proseguiamo un po’ verso l’interno arrivando a Borgarnes, grosso paesone di quasi 4000 abitanti, nostra tappa di oggi. Cena, poi gelato e quindi a nanna nel nostro hotel / motel un po’ fuori paese, sull’altro lato del fiordo; oggi giornata stupenda, assolata dalla mattina fino a sera, con temperatura che ha raggiunto i 22°, dai 16° della mattina.

Giovedì 01/agosto: Ci mettiamo in marcia poco dopo le 9 ed in circa un’ora arriviamo a REYKJAVÍK, attraversando il fiordo di Hvalfjörður con un lungo tunnel sottomarino; la prima tappa è all’interessante museo all’aperto di Árbær, costituito da qualche decina di case dell’epoca, qui spostate da vari angoli dell’Islanda. Ci spostiamo in centro, andando direttamente alla famosa chiesa di Hallgrímskirkja: tutta in cemento armato, fu iniziata nel 1937 ma terminata solo nel 1986; notevoli la sua torre alta oltre 74 m ed il gigantesco organo da oltre 5000 canne. Scendiamo a piedi verso la città vecchia ed il porto, girando tra vie e vicoli molto vivaci ed animati. Ripresa la macchina, facciamo un salto al Perlan, una gigantesca cupola a specchi che domina la collina. Infine, ci portiamo a Keflavik, pronti per il volo di domani mattina. Anche oggi giornata stupenda, con temperatura calda, anche se pomeriggio si è alzato un vento piuttosto fastidioso.

venerdì 02/agosto: Sveglia all’alba, colazione veloce, tragitto breve e rapido, riconsegna della macchina e per le 5:30 siamo già al terminal; nonostante l’ora, c’è un notevole via-vai di persone, prevalentemente in partenza. Le operazioni sono totalmente automatiche; abbiamo già fatto il check-in on line e adesso dobbiamo stamparci la carta di imbarco e le etichette dei bagagli ad uno dei tanti totem presenti in area partenze. Poi con i bagagli etichettati si va al bancone del check-in – anche questo non presidiato – e si caricano i bagagli sul nastro trasportatore; ci sentiamo un po’ impacciati, ma fino ad ora, in tutti i nostri voli non ci era mai capitato di trovare un tale livello di automazione. Fortunatamente non manca il personale di supporto. Passiamo rapidamente i controlli di sicurezza e ci portiamo all’area imbarchi; le operazioni sono abbastanza puntuali e poco prima delle 7:30 (ora dell’Islanda) siamo in partenza. Il volo è tranquillo, praticamente senza turbolenze, e verso le 13:15 (ora della Germania) atterriamo all’aeroporto di Monaco dopo un volo di poco meno di 4 ore. Stavolta le operazioni di restituzione dei bagagli sono incredibilmente lunghe e riusciamo a muoverci solo dopo le 14; come tutti i week-end estivi, intorno alla città ci sono le migrazioni di massa, e ci incappiamo anche noi con forti rallentamenti che ci costano quasi un’ora rispetto ai tempi di percorrenza “normali”. Solo dopo il bivio di Rosenheim, il traffico ritorno scorrevole; tra un rapido spuntino, una sosta-bagno ed un rifornimento, arriviamo a casa solo dopo le 20, prendendoci pure un po’ di acquazzoni in Austria.

 

NOTA: foto e diario completo saranno pubblicati al rientro – restate in contatto.