I miei primi anni di formazione si dividono tra le scuole elementari pubbliche e le medie dai preti a Bolzano, fino al 1966, quando con la famiglia ci trasferiamo a Naturno, all'epoca un piccolo paese a ovest di Merano. È in quegli anni che iniziano a muoversi le mie prime grandi passioni, fortemente legate al volo: dal Volo a Vela, complice mio padre pilota, all'aeromodellismo, senza mai disdegnare le prime lunghe camminate in montagna.
Frequentato il liceo classico a Merano, nel 1971 decido di intraprendere gli studi universitari a Bologna, dove nel 1976 mi laureo in Ingegneria Elettronica. L'università segna anche l'inizio di un hobby che diventerà una parte fondamentale della mia vita: l'elettronica applicata e il mondo dei radioamatori, che mi vede impegnato a progettare e costruire in proprio le principali apparecchiature di trasmissione.
Dopo il servizio militare di leva tra il 1977 e il 1978, l'ingresso nel mondo del lavoro mi permette finalmente di dare sfogo alla passione per le due ruote. Inizio a scorrazzare per l'Italia insieme a mio fratello in sella a un Benelli 250 a due tempi. Nel 1979 la famiglia si stabilisce definitivamente a Merano, e con il tempo crescono sia la cilindrata della mia moto sia gli itinerari. Oltre ai motoraduni nazionali arrivano i veri viaggi a lungo raggio oltre confine: nel 1983 raggiungo Parigi su una Guzzi 1000, nel 1985 compio la grande traversata fino a Capo Nord su una Honda 900 e l'anno successivo, nel 1986, attraverso il Nord-Africa (Marocco, Algeria e Tunisia) in sella a una Honda XR-600.
Alla ricerca di costanti nuove sensazioni, decido successivamente di vendere la moto per passare a un fuoristrada 4x4, partecipando ad un Raid non competitivo nel deserto del Ténéré nel 1987 e a diverse gare di regolarità in Italia. Parallelamente, grazie allo stimolo di uno zio appassionato, l'amore per la montagna si fa più intenso e impegnativo. Dalle ferrate e i ghiacciai della nostra regione, l'orizzonte si allarga fino all'ambito himalayano, dove tra il 1989 e il 1991 effettuo tre straordinari trekking in Nepal con gruppi di amici, spingendomi fino oltre i 5000 metri di quota.
Gli anni '90 segnano la mia indipendenza personale e l'allargamento costante dei confini, affrontando ogni viaggio con lo spirito del viaggiatore autonomo piuttosto che del turista. Proprio in questo periodo unisco la mia estrazione ingegneristica alla curiosità geografica, avviando i primi esperimenti di cartografia satellitare con apparecchiature rudimentali autocostruite; sistemi pionieristici che, in più di un'occasione nel mezzo del nulla, mi avrebbero permesso di ritrovare la giusta rotta.
Il nuovo millennio porta con sé la svolta più importante: nel 2001 lascio Merano, mi sposo e mi trasferisco a Trento. Due anni più tardi, nel 2003, stanco di trasportare pesanti attrezzature fotografiche, decido di abbandonare definitivamente la fotografia analogica per passare alla produzione video, un mezzo espressivo che da quel momento diventerà il mio modo prediletto per documentare il mondo.
Il mio cammino nel mondo del lavoro inizia già durante gli anni universitari, attraverso le prime esperienze precarie come insegnante supplente. Subito dopo la laurea, integro il percorso con un altro impiego provvisorio come impiegato trimestrale presso le Poste, prima di dedicarmi al servizio militare di leva tra il maggio del 1977 e lo stesso mese del 1978. Al mio rientro riprendo brevemente la strada dell'insegnamento con un incarico annuale, che decido tuttavia di interrompere nel marzo del 1979 quando vengo assunto da un'azienda di sistemi antifurto a Bolzano. Lì opero inizialmente come tecnico elettronico tuttofare, spaziando dalla progettazione alle riparazioni, fino al 1981, anno in cui la ditta apre un nuovo stabilimento di produzione affidandomi il ruolo di progettista e responsabile tecnico.
Alla fine del 1984, stanco di un pendolarismo quotidiano di oltre 100 chilometri e avvertendo i segnali di un imminente fallimento dell'azienda, colgo l'opportunità di inserimento in un'industria di Merano, finalmente a pochi passi da casa. Nel 1988, spinto dal desiderio di mettermi alla prova in un contesto differente, scelgo di diversificare radicalmente la mia esperienza assumendo l'incarico di responsabile di commessa nel reparto veicoli speciali all'Iveco di Bolzano. Il richiamo della mia vera passione, l'elettronica, si fa però sentire e nel 1989 ritorno nella precedente azienda di Merano, questa volta con responsabilità e progetti decisamente più stimolanti.
Sono i primi anni '90 e questo rientro coincide con lo sviluppo massiccio e pionieristico dell'informatica industriale. Mi appassiono rapidamente a questo nuovo mondo e, fedele al motto che "la vita è bella perché è varia", nel 1999 scelgo di rimettermi totalmente in discussione: lascio Merano per entrare in una grande realtà informatica di Bolzano. Nel 2001, a seguito di una fusione aziendale, mi trasferisco nella sede di Trento, avviando una lunga stagione ricca di grandi soddisfazioni lavorative e di una profonda crescita professionale.
Nel 2019 si apre il capitolo del pensionamento. Per me, tuttavia, si è trattato di un passaggio puramente formale: l'informatica e la risoluzione dei problemi legati alle reti informatiche mi sono sempre piaciute troppo per fermarmi di colpo. Ho scelto quindi di avviare l'attività in proprio come consulente, proseguendo un percorso che oggi, dopo tante soddisfazioni, sta giungendo alla sua naturale e serena conclusione, lasciando il tempo e lo spazio per le mie esplorazioni future.
Nel 2006 si realizza un altro dei grandi "sogni nel cassetto" che custodivo da tempo: l'ingresso nel mondo del turismo itinerante su quattro ruote. Questa felice parentesi, vissuta intensamente tra il 2006 e il 2011, è iniziata in modo decisamente ambizioso. Spinti dal desiderio di un mezzo totale, eravamo partiti con l'idea di allestirci autonomamente un camper 4x4 sulla base di un vecchio camion militare. Individuato il veicolo adatto – un mitico CM-80 – e fatta montare la cellula abitativa, ci siamo tuttavia resi conto che il completamento dell'opera sarebbe andato molto oltre le nostre reali capacità tecniche e di tempo.
Senza perderci d'animo, abbiamo scelto di scambiare il nostro progetto incompiuto con un più tradizionale Rimor mansardato, un mezzo che ci ha comunque permesso di affrontare con soddisfazione il nostro primo grande viaggio oltreoceano, girando la Tunisia lungo le sue strade asfaltate. L'anno successivo, alla ricerca di un'abitabilità interna più comoda e adatta ai lunghi trasferimenti, abbiamo sostituito il mansardato con un motorhome Laika. È stato proprio questo veicolo a regalarci alcuni dei nostri viaggi più stupendi e memorabili, portandoci a esplorare in totale libertà gli infiniti spazi della Scandinavia, le coste della Grecia e il fascino del Marocco.
Nel 2011, un ragionamento approfondito e pragmatico sul rapporto tra costi di gestione e l'effettivo tempo di utilizzo ci ha portato – non senza una profonda tristezza – a porre fine all'avventura "camper". Abbiamo preso la sofferta decisione di metterlo in vendita, cedendolo a qualcuno che spero lo abbia vissuto e goduto con la nostra stessa identica intensità. La vita è fatta di scelte e selezioni continue: liberati dai vincoli logistici e di raggiungibilità che un mezzo di quelle dimensioni ci imponeva, siamo tornati a viaggiare leggeri, pronti a rivolgere nuovamente lo sguardo verso orizzonti ancora più lontani.
L'abitudine al movimento affonda le radici nella mia infanzia: i miei genitori mi hanno insegnato fin da piccolo che durante le vacanze era raro stare fermi a lungo nello stesso posto. Diventando grande, ho semplicemente continuato a muovermi con lo stesso spirito. Il mio primo vero viaggio in totale autonomia risale all'estate del 1980, un giro d'Italia in sella a un Benelli 250 insieme a mio fratello Franco. Dopo diversi anni trascorsi a viaggiare in solitaria, nel 1994 l'incontro con mia moglie Daniela ha cambiato tutto, dandomi la gioia di condividere questa grandissima passione in due.
Anno dopo anno, questa spinta ci porta in giro per il mondo in forme sempre diverse, ma con alcuni punti fermi invalicabili. Il nostro modo di concepire il viaggio è del tutto incompatibile con il turismo di massa: rifiutiamo l'idea di osservare il mondo attraverso una vetrina protetta o di essere trasportati come un pacchetto postale preconfezionato. Vogliamo immergerci liberi nel paese che visitiamo. Per questo pianifichiamo viaggi rigorosamente individuali, muovendoci da soli e prenotando solo il minimo indispensabile prima di partire: il volo aereo, l'eventuale vettura a noleggio ed solo in tempi recenti anche gli alberghi.
È evidente che un approccio del genere richieda uno studio meticoloso e una pianificazione approfondita prima della partenza, ma il premio è l'assenza di vincoli, rinunciando alle certezze fittizie dei pacchetti turistici. Lo stesso vale per i ristoranti: siamo convinti che la cultura di un popolo passi inevitabilmente dalla sua cucina, che è figlia delle tradizioni e dell'ambiente. Va scoperta e assaggiata sul serio, fuggendo dai menu turistici che offrono spaghetti scotti in ogni angolo del globo.
Questo modo di vivere il cammino non si traduce necessariamente in mete esotiche, paesi remoti o avventure estreme; significa semplicemente viaggiare con gli occhi aperti e il cervello innestato, ovunque ci si trovi. Da ogni esperienza cerco di ricavare quell'accrescimento interiore che solo il contatto profondo con popoli e culture differenti sa donare. La passione per i paesaggi spettacolari e i luoghi nuovi è la benzina che mi aiuta a superare gli ostacoli burocratici, le fatiche e i piccoli imprevisti quotidiani. Dopotutto, per citare Dante, "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza": viaggiare non è solo un partire e tornare, ma è una via per imparare ad amare il mondo.
A chi talvolta mi chiede quale sia il posto più bello che io abbia mai visitato, rispondo sempre che è una domanda priva di una reale risposta. Ogni luogo ha le proprie peculiarità e il vero segreto del viaggiatore sta nella capacità di coglierle e apprezzarle per ciò che sono. Spesso il giudizio su un paese dipende dalle nostre aspettative: quando ci si aspetta troppo si rischia la delusione. Se invece ci si sposta con la mente libera da pregiudizi e idee preconfezionate, si è certi di restare felicemente sorpresi da ciò che ogni terra ha da offrire.
Seguendo questa bussola mentale, dopo la vendita del camper siamo tornati nel nostro amato continente africano nel 2012, spingendoci poi fino in Australia e in Sud America nel 2013 e nel 2018. Anche quando la pandemia ha imposto vincoli pesantissimi ai movimenti globali, non ci siamo persi d'animo, cogliendo l'occasione per riscoprire e documentare l'immensa bellezza dell'Italia. Oggi, nuovamente liberi da barriere, continuiamo a inseguire nuove strade, pronti a trasformare ogni chilometro in un nuovo reportage da raccontare.
Come si legge nel sito ufficiale, si tratta di un sodalizio fondato nell'agosto del 1982 dal giornalista tunisino e grande giramondo Rached Trimeche. L'idea di base era quella di riunire tutte le persone accomunate dall'amore per il viaggio, sia per lavoro sia per piacere, al di là di qualunque barriera di nazionalità, razza, religione o colore. Lo scopo principale del Club si deduce chiaramente dal suo slogan ufficiale: "Paix dans le Monde - Peace in the World". Contribuire alla conoscenza del nostro pianeta, dei diversi paesi e delle varie culture è sicuramente uno dei modi più potenti per favorire la realizzazione dell'eterno sogno umano della pace globale. Il Club persegue questo obiettivo diffondendo un'idea del viaggio inteso come momento di reale aggregazione e comprensione profonda fra gli uomini, in un'epoca in cui muoversi è diventato un passatempofin troppo facile e superficialmente vissuto.
Ad oggi i membri del Club sono diverse migliaia, diffusi in oltre 167 paesi in tutto il mondo: si va dal globe-trotter che gira il mondo con lo zaino in spalla, fino a capi di stato, ambasciatori, scienziati e, naturalmente, grandi esploratori. Tra questi figurano nomi noti e meno noti, ma tutti indissolubilmente legati dal rispetto per il viaggio e dalla curiosità verso la nostra piccola Terra.
All'interno di questo percorso – che non vuole assolutamente essere una corsa a un nuovo tipo di consumismo geografico, ma una pura testimonianza di scoperta – grazie ai miei ultimi viaggi sono orgogliosamente arrivato a contare ben 53 paesi visitati nel mondo.
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