La Malesia è una delle mete più complete, sicure e affascinanti di tutta l'Asia, dove la modernità futuristica convive con una natura primordiale e culture millenarie. È il viaggio perfetto per chi cerca il fascino dell'Oriente ma vuole la libertà di un'avventura "on the road": le infrastrutture eccellenti e le autostrade moderne permettono di guidare in totale autonomia e sicurezza. Dalle foreste pluviali più antiche del pianeta alle spiagge incontamate della Costa Est, fino alle città coloniali patrimonio UNESCO e alla vibrante anima metropolitana di Kuala Lumpur, la Malesia offre un mosaico unico di tradizioni malesi, cinesi e indiane, unite a un'accoglienza calorosa e a una cucina straordinaria.
Un viaggio di quasi 3 settimane nella Malesia Peninsulare, con partenza dall'aeroporto di Kuala Lumpur dove ritireremo la macchina. L'itinerario inizia verso sud con il fascino coloniale di Malacca, per poi risalire a nord tra i templi nelle grotte di Ipoh e la quiete montana delle Cameron Highlands, proseguendo fino a George Town e Alor Setar. Attraverseremo poi la spettacolare giungla millenaria del Belum, arrivando alle spiagge tradizionali della Costa Est con Kota Bharu e Kuala Terengganu, per poi spingerci fino al Taman Negara ed infine rientrare nella modernità della capitale, alla quale dedicheremo un paio di giornate prima di rientrare a casa.
Giovedì 10/settembre:
Partiamo con calma
verso metà mattinata, l'Autobrennero tutto sommato, è abbastanza scorrevole,
almeno fino al Brennero, poi la parte austriaca dell'autostrada è come al
solito un continuo cantiere, tra limiti di velocità e traffico intasato. Si
passa Innsbruck, poi si procede con il loro solito limite ecologico e
soporifero a 100 km/h, fino ad entrare in Germania; prima però ci concediamo
una sosta gastronomica in una locanda storica che conoscevamo, poco fuori
dall'autostrada. Ripresa l'autostrada, i controlli di frontiera introdotti
dalla Germania ormai da diversi anni, causano una coda di oltre dieci
chilometri, controlli di cui però si fa veramente fatica a capire l'utilità
dato che si limitano a guardare all'interno di una macchina che comunque non fanno
neppure fermare. Poi anche in Germania, si procede con traffico molto intenso e
parecchio rallentato. Fatto sta che per fare circa 380 km fino ad Erdinger ci
mettiamo un sacco di tempo ed arriviamo all'Hotel, prenotato a venti chilometri
dall'aeroporto, solo verso le sedici e trenta. Cena in birreria e poi a letto
in vista della sveglia piuttosto anticipata di domani mattina.
Venerdì
11/settembre:
Siamo a meno di mezz'ora dall'aeroporto e per le sette siamo già parcheggiati
sotto al terminal T1, prenotato da tempo dall'Italia. Ci troviamo però
all'estremità opposta del nostro check-in, quindi ci vogliono buoni 10 minuti per arrivare ai banconi; l'aeroporto sembra
abbastanza vuoto e tutte le operazioni procedono molto speditamente. Alle 9.30
iniziano a farci salire al bordo, poco dopo le 10 l'aereo si muove, per le
10:30 lasciamo l'aeroporto di Monaco e siamo finalmente in volo. Per viaggiare
in cieli sicuri, visto l'aria rovente che si continua a respirarsi in Medio
Oriente, l'aereo fa un giro abbastanza lungo: scende lungo la costa
dell'Istria, attraversa tutto il Mediterraneo, sorvola l'Egitto, attraversa il
Mar Rosso entrando sulla penisola arabica, ed infine, arriva a Doha poco dopo
le 17 ora locale, con un volo di poco meno di 6 ore. Il gate per il secondo
volo è fortunatamente abbastanza vicino, perché l'orario è abbastanza
ravvicinato, ma va benissimo perché così non facciamo tempo ad annoiarci
troppo. Verso le 18:30 iniziamo l'imbarco ed alle 19:15 l'aereo lascia la
piazzola di sosta; i primi minuti di volo ci regalano delle bellissime immagini
della città alle prime luci del tramonto.
Sabato
12/settembre:
Il volo è stato abbastanza tranquillo senza grossi traballamenti, permettendoci
anche qualche ora di sonno; intorno alle 7:30 atterriamo all'aeroporto
internazionale di Kuala Lumpur città che ammiriamo in fase di discesa, ma che
visiteremo alla fine del nostro giro. Fuori ci sono solo 26°, ma scopriremo poi
che salgono in fretta e che sono gradi molto umidi. Una volta a terra ci sono
tutte le varie operazioni, ad iniziare dall'immigrazione che ci richiede un
paio di minuti grazie alla pre-registrazione effettuata da casa, passano poi al ritiro
bagagli, in realtà piuttosto lento. All'acquisto della SIM locale c'è un po' di
coda ma molto rapida, poi l'ATM per prelevare della valuta locale, per finire
al ritiro della macchina noleggiata da casa. In conclusione
per le 10 siamo già in machina, una Hyundai Santa Fè,
in realtà un po' datata e con quasi 70,000 km sul groppone, non pochi per un
noleggiatore quale HERTZ che passa per essere tra i TOP. Ci fermiamo alla prima
area di servizio per acquistare la card che ci servirà per pagare i pedaggi
delle autostrade, poi prendiamo la AH2 che ci porta verso Sud. Ci servono quasi
2 ore, con l'ultimo tratto su strade "normali", per arrivare a MALACCA (o
Melaka), una città di oltre 450,000 abitanti, con un glorioso passato coloniale
che ha lasciato splendide tracce. Oggi ci prendiamo un primo assaggio facendo
due passi sullo Jonker's Walk, la zona pedonale del
quartiere cinese di Chinatown.
Domenica
13/settembre:
Lasciamo l'albergo poco prima delle 10 ed il caldo umido è già pesantissimo;
attraversiamo il ponte sul fiume e ci ritroviamo in un remoto passato
coloniale. La città fu fondata intorno al 1400 da un principe fuggitivo di
Sumatra e che capì l'enorme potenziale strategico del posto; grazie alla sua
posizione perfetta sullo Stretto, ne fece il porto mercantile più importante
della regione: qui si incontravano mercanti arabi, persiani, indiani, cinesi ed
europei per scambiare spezie, seta, porcellana e oro. Per difendersi dalle
minacce dei regni vicini (come il Siam), il Sultanato strinse una fortissima
alleanza con la dinastia cinese dei Ming e la città divenne persino la base
principale per le celebri spedizioni navali dell'ammiraglio cinese Zheng He.
All'inizio del 1500 era una metropoli cosmopolita di un regno sovrano all'apice
del suo splendore, ma i Portoghesi la conquistarono con Afonso de Albuquerque
per controllare i traffici; poi vennero gli Olandesi, che strapparono il
controllo ai portoghesi ed edificarono i famosi
edifici rossi di Dutch Square (Stadthuys ed altro).
Infine, nel 1824 i Britannici ottennero la città tramite un trattato con gli
olandesi e così Malacca entrò negli Stabilimenti degli Stretti fino al loro
scioglimento nel 1946; la Malesia raggiunse poi la completa indipendenza nel
1957. La Dutch Square (Piazza Olandese o Piazza Rossa) è il simbolo della
città, circondata da edifici color mattone, tra cui spiccano la storica Christ
Church, la fontana della Regina Vittoria e lo Stadthuys,
l'imponente municipio considerato l'edificio olandese più antico d'Oriente e
che oggi ospita diversi musei storici. Arriviamo fino ai resti della fortezza
portoghese (A Famosa) risalente al 1511 con il vicino Memoriale. Prendiamo poi
uno dei classici risciò per tornare al quartiere cinese, in Harmony Street, dove
visitiamo la moschea Kampung Kling ed il tempio
cinese Cheng Hoon Teng Temple (il più antico della Malesia); troviamo però
chiuso il tempio indù. Facciamo un leggero spuntino in zona Jonker, anche se il
caldo toglie l'appetivo, e poi andiamo a visitare il Malaka House Museum, una casa-museo
in ottime condizioni, tipica nella sua struttura e con tanto arredamento ancora
originale. A poca distanza, visitiamo anche il Baba & Nyonya
Heritage Museum, un'altra casa-museo straordinariamente conservata che offre
uno sguardo intimo sulla ricca cultura dei Peranakan.
Sono noti anche come cinesi dello Stretto, discendenti degli immigrati cinesi
che si stabilirono nella penisola malese e a Singapore a partire dal 15° secolo, unendo la cultura cinese con quella locale
malese. Questa casa nasce dalla fusione di 3 case a schiera interconnesse
acquistate dalla famiglia Chan nel 1861, e divenne poi museo nel 1985; fonde in
modo spettacolare elementi architettonici cinesi, malesi ed europei della
seconda metà dell'Ottocento. In serata, al tramonto, facciamo la classica
crociera, con i piccoli battelli che risalgono il fiume per qualche km, tra
case e palazzi che iniziano ad accendersi di mille colori; e poi cena in uno
dei tanti ristorantini affacciati sul fiume.
Lunedì
14/settembre:
Prima di allontanarci da Malaka facciamo un salto alla Melaka Straits Mosque, situata sulla futuristica isola artificiale di
Pulau; purtroppo tutta l'area sembra abbandonata da
tempo, con alberghi e palazzi desolati, degradati e talvolta abbandonati prima
del loro completamento. Anche i giardini intorno alla Moschea sono però
soggetti alla rigida normativa sull'abbigliamento e riusciamo solo a fare delle
foto da lontano. Iniziamo poi il lungo trasferimento verso Nord: riprendiamo
l'autostrada che ci ha portato qui, ci facciamo una buona mezz'ora di coda per
un incidente e poi attraversiamo abbastanza rapidamente Kuala Lumpur.
Proseguiamo verso Nord sulla AH2 che lasciamo a Tapah
per prendere la stretta e tortuosa Route 59, poco meno di 60 km che, tra code e
rallentamenti per lavori in corso, ci richiederanno circa 2 ore per arrivare a
TANAH RATA, nel cuore delle Cameron Highlands. Il traffico non è quello
terribile del fine-settimana, ma è sufficiente un camion per costituire un
tappo insuperabile, anche perché la coincidenza della Festa Nazionale (Malaysia
Day) con la Festa di Metà Autunno delle comunità cinesi-malesi sta creando un
cocktail micidiale. Nel frattempo inizia anche
piovere, prima poche gocce poi il classico acquazzone tropicale; a completare
il tutto, l'affannosa ricerca della strada del nostro hotel - nuovo ed
inaugurato da pochi mesi - che Google Maps non ha ancora ben compreso e che ci
costringe ad interpellare un paio di passanti.
Martedì
15/settembre:
Oggi una tappa dedicata alle escursioni nei dintorni; Come prima cosa visitiamo
una delle più famose piantagioni da tè, la Boh Tea Plantation
e tra i suoi vari stabilimenti scegliamo quello verso sud, il più antico,
fondato nel 1929. La strada per arrivarci, una volta deviato dalla Route 59, si
arrampica, stretta e tortuosa, immersa tra le piantagioni che coprono
completamente le colline - e scopriamo che le piante sono in realtà dei piccoli
cespugli bassi dove la raccolta avviene con una specie di tagliafoglie. In uno
dei campi abbiamo anche la fortuna di vedere i raccoglitori al lavoro, con le
loro forbici a batteria ed i grossi sacchi di iuta. Purtroppo
la visita allo stabilimento di lavorazione oggi non è disponibile in questo
sito e quindi ci accontentiamo di un salto al negozietto per comprare un po' di
scatole. Ritornando verso la città, ci fermiamo in un'altra piantagione, la
Cameron Valley Tea House (Bharat Tea), forse ancora più ampia, ma diventata
ormai un'attrazione turistica. Il parcheggio sulla strada principale è pieno
fino all'inverosimile, poi una navetta (a pagamento) permette di raggiungere
rapidamente il fondo valle, dove c'è il centro delle piantagioni; e qui il buon
gusto ha ormai lasciato campo libero alla più pacchiana delle forme turistiche,
con decine di sentieri invasi da famiglie e coppie alla ricerca del selfie
perfetto, in mezzo alle piante di tè. Ripassando il centro, ci fermiamo a
mangiare qualcosa in uno dei tanti ristorantini per tutti i gusti sparsi lungo
la via principale, poi ci spostiamo di pochi km verso Nord fino alla Butterfly
Garden, oggi diventata ZooMania De' Butterfly Farm.
Si tratta di un piccolo zoo con alcuni animali, alcuni insetti giganti ed
un'area con centinaia di farfalle esotiche. Ritorniamo infine a Tanah Rata, ma
non riusciamo ad individuare il Tan's Camellia Garden
e così rientriamo all'hotel.
Mercoledì
16/settembre:
Oggi partiamo abbastanza presto perché abbiamo parecchie cose da vedere e così
prima delle 9 siamo già in macchina, in direzione nord. Oggi è festa nazionale
ma fortunatamente a quest'ora il traffico è ancora abbastanza scorrevole; anche
la strada è un po' meglio di quella che abbiamo trovato per arrivare qui,
quindi procediamo abbastanza spediti. Dopo una mezz'ora incrociamo la
principale, la Route 185 e proseguiamo verso ovest; questa strada è ancora più
scorrevole e si viaggia decisamente bene anche se nel frattempo il traffico
verso le Cameron Highlands sta sempre più aumentando. Intorno alle 10:45
arriviamo in zona IPOH dove vogliamo vedere alcuni templi. Il primo è il tempio
Kek Look Tong, un tempio buddista situato all'interno
di una massiccia grotta calcarea, però lo troviamo chiuso per lavori di
ristrutturazione. Passiamo quindi al tempio di Sam Poh Tong, un altro tempio
buddista ma della corrente cinese Mahāyāna,
il tempio rupestre più antico e grande della Malesia; si attraversa un giardino
zen molto suggestivo poi si entra nel tempio con tutta la sua costellazione di
dèi, tra principali e minori. Attraversando una breve galleria si arriva in un
giardino chiuso dove c'è un laghetto con una miriade di tartarughe grandi e
piccole. A poca distanza si trova il tempio di Ling Sen Tong, un coloratissimo
tempio taoista situato ai piedi delle colline, caratterizzato da statue
sgargianti di divinità e animali della mitologia cinese; si trova all'interno
di un ampio giardino con decine di sculture di dimensioni improbabili, tra
rappresentazioni umane gigantesche ed animali minuscoli. In alcune grotte ci
sono diversi altari votivi, tutti parecchio frequentati da devoti in preghiera.
E poco dopo le 12 arriviamo al nostro hotel nella zona nuova della città; ci sistemiamo
un attimo e poi usciamo per portarci nella downtown. Decidiamo di non muovere
la macchina anche perché il traffico nel centro storico è sempre parecchio
sostenuto ed i parcheggi sono assolutamente insufficienti. Con l'app GRAB
chiamiamo un taxi che arriva in circa un minuto e ci facciamo lasciare in
Concubine Lane; un tempo vicolo proibito legato alle fumerie d'oppio, oggi è
una delle stradine più animate della città, piena di negozi di souvenir,
bancarelle di street food e caffè storici. Il vicino museo Han Chin Pet Soo,
ospitato in un ex club per minatori di stagno Hakka, purtroppo oggi è chiuso a
causa della festività quindi giriamo un po' il centro, fotografando i murales
che ornano questa zona della città. Arriviamo fino alla Birch Memorial Clock
Tower, poi un salto in uno dei locali che servono la specialità locale del
White Coffe; è decisamente troppo caldo per rientrare in hotel a piedi quindi
chiamiamo un altro taxi che questa volta impiega addirittura tre minuti ad
arrivare e ci chiederà poco più dell'equivalente di €1 per portarci fino al
nostro albergo.
Giovedì
17/settembre:
Prima di lasciare Ipoh in direzione Nord, facciamo una deviazione al Perak Cave
Temple. Questo splendido tempio buddista accoglie i visitatori con una statua
d'oro del Buddha alta 12 metri; sulle pareti interne della grotta si possono
ammirare affreschi dettagliati, mentre salendo oltre 350 gradini (sconsigliato
a chi soffre di varie patologie) si potrebbe raggiungere un punto panoramico
mozzafiato sulla città. Prendiamo l'autostrada e facciamo una deviazione a
KUALA KANGSAR, nota come la città reale dello stato del Perak; questa
tranquilla cittadina adagiata lungo il fiume Perak offre uno scorcio unico e
non troppo turistico sul patrimonio monarchico del Paese. Qui visitiamo la
Moschea di Ubudiah, considerata una delle moschee più
belle di tutta la Malesia, con le sue enormi cupole dorate e i minareti
bianchi. Passiamo poi al Perak Royal Museum o Muzium Diraja (Istana Kenangan), uno straordinario palazzo di legno costruito nel
1926 come residenza temporanea per il Sultano; è interamente edificato senza
l'uso di un singolo chiodo di metallo. Ripesa nuovamente l'autostrada, deviamo
per TAIPING e vediamo per prima cosa il Lake Gardens, considerato uno dei
parchi pubblici più belli del Sud-est asiatico; fu creato alla fine
dell'Ottocento in una miniera di stagno abbandonata, ed è famoso per i suoi
maestosi alberi della pioggia secolari. Ci portiamo poi in centro di questa che
è stata definita una delle gemme nascoste più affascinanti della Malesia
peninsulare, facciamo due passi verso la Torre dell'Orologio, ma non riusciamo
a scovare tutto il fascino che descrive la guida. Uscendo dalla città scattiamo
un paio di foto alla Chiesa di All Saints, la prima chiesa anglicana degli Stati Federati
Malesi, poi andiamo a riprendere l'autostrada. Il traffico sta via via
aumentando, ma riusciamo a passare il ponte senza grossi rallentamenti ed
arriviamo sull'isola di Penang verso le 16; il suo centro più grosso, GEORGE
TOWN conta oltre 150.000 abitanti ed è stato dichiarato patrimonio dell'umanità
dall'Unesco. Confondiamo due hotel con nome molto simile e ci portiamo in
quello nella zona Nord della città, ma poi siamo costretti a tornare a sud in
zona aeroporto, perdendo quasi un'ora.
Venerdì 18/settembre: Ci svegliamo che sta
piovendo anche abbastanza forte, facciamo colazione con calma ed usciamo
intorno alle 10, quando finalmente ha smesso di diluviare. Chiamiamo un taxi
GRAB che per poco meno di 3 € ci porta fino nel centro storico della città,
dove ci sono le principali attrazioni turistiche - ed infatti ci sono frotte di
turisti di tutte le nazionalità. La principale attrazione di Armenian Street sono i murales, alcuni interattivi, tutti
abbondantemente fotografati; ma guardandosi in giro, la vera attrazione non
sono più i murales, ma la fiera antropologica che vi si consuma davanti:
viaggiamo per riempirci gli occhi di meraviglia, ma finiamo per riempire la
memoria del telefonino di pose ridicole e per lo più stupide. Forse domani gli
alieni giunti da qualche pianeta sconosciuto vedranno queste immagini, o le
ritroveranno gli archeologi tra mille anni, e penseranno che nel 21° secolo fossimo una civiltà che meritava l'estinzione.
Visitiamo poi Khoo Kongsi, definita una delle case
clan cinesi più decorate e maestose della Malesia, ma è stata convertita in
hotel e la visita non vale neppure i pochi soldi che chiedono; troviamo molto
più interessante Seh Tek Tong Cheah Kongsi, una casa su due piani, con tanto di
tempio interno e tutte le stanze visitabili. Ci spingiamo poi fino al Chew
Jetty, i Moli dei Clan, i suggestivi villaggi galleggianti ottocenteschi
costruiti su palafitte dai primi immigrati cinesi; facciamo un rapido spuntino
in uno dei tanti ristorantini all'interno di una food-court coperta e ben ventilata,
che ci regala anche un po' di sollievo dal caldo umido. Proseguiamo quindi
infilandoci del quartiere indiano di Little-India, poi nell'adiacente
Little-China, ed arriviamo alla Pinang Peranakan Mansion, una sontuosa dimora del 19° secolo, sito purtroppo ben noto e frequentato da masse
di turisti. La casa si sviluppa su due piani ed un numero notevole di stanze;
nonostante la ressa, l'esuberanza e la scarsa attenzione (ed
educazione) mostrata da gran parte dei visitatori, rimane comunque un'ottima visita
per comprendere la cultura "Baba-Nyonya" (cino-malese) attraverso antiquariato e interni opulenti. Ed
infine rientriamo in hotel con il solito taxi di GRAB.
Sabato
19/settembre:
Partiamo verso le 9:30 e ci portiamo verso la collina, nella frazione ai Air Itam, per la visita al maestoso Tempio Kek
Lok Si, il tempio buddista più grande della Malesia ed importante centro di
pellegrinaggio. Si tratta di un complesso di templi, la cui costruzione iniziò
nel 1890; la sezione centrale ospita i padiglioni di preghiera principali, la
sala con le statue dei Quattro Re Celesti e la spettacolare Pagoda di Rama VI
(conosciuta anche come la Pagoda dei Diecimila Buddha). La sezione superiore,
situata sulla sommità della collina, è dominata dalla colossale statua in
bronzo della Dea della Misericordia, alta oltre 36 metri e protetta da un
imponente padiglione sorretto da 16 colonne anch'esse in bronzo. Abbiamo
mancato il primo parcheggio alla base, e fortunatamente abbiamo proseguito
portandoci in quota, risparmiandoci così buona parte della salita; il
parcheggio è a pagamento, l'ingresso al tempio è gratuito e c'è un ascensore
inclinato per raggiungere la sommità (costo circa € 2,5). Ripresa la macchina,
troviamo un traffico sempre molto intenso in questa città che si è sviluppata
prevalentemente in verticale, con grattacieli anche di 20-30 piani, di cui i
4-5 piani bassi costituiscono il parcheggio. Arriviamo al ponte solo intorno
alle 11:30 e scopriamo che in uscita dall'isola non si paga il pedaggio; anche
in autostrada il traffico è molto intenso ed oggi, in particolare, ci sono
centinaia di motociclisti che sembrano ignorare completamente sia le norme del
codice stradale sia le regole del buon senso, sfrecciando in mezzo alle
macchine da destra e da sinistra. Ci fermiamo per pranzo ad un autogrill, ma la
presenza di mosche nei contenitori del cibo ci fa desistere e ci accontentiamo
di uno snack confezionato. Prima delle 14 arriviamo ad
ALOR SETAR, all'hotel prenotato un po' fuori città; ci sistemiamo un attimo,
poi prendiamo un solito taxi GRAB per portarci in centro. Visitiamo la Masjid Zahir, una delle moschee più maestose ed eleganti
della Malesia, con cinque cupole nere che rappresentano i pilastri dell'Islam;
costruita nel 1912, è considerata un capolavoro architettonico. In meno di 10 minuti a piedi arriviamo al complesso Pekan
Rabu, un mercato tradizionale malese molto famoso,
ideale per acquistare prodotti tipici e street-food tradizionale, ma non
troviamo traccia dell'artigianato locale come invece riportato dalla nostra
guida. E con un altro taxi, in circa 20 minuti, ritorniamo all'albergo.
Domenica
20/settembre:
Stamattina il tempo è un po' uggioso, e ci aspetta una tratta abbastanza lunga;
per le 9:30 lasciamo l'hotel, facciamo un salto al supermercato per acquistare
dell'acqua per i prossimi giorni, poi riprendiamo l'autostrada di ieri.
Continua a piovere, a tratti anche piuttosto intensamente, non mi fido molto né
dell'asfalto né della bontà delle mie gomme, quindi procediamo a velocità
abbastanza contenuta. A Gurun lasciamo l'autostrada e
proseguiamo verso Est sulla 175 fino a Jeniang, dove
deviamo sulla K-15 (che poi diventa 4) in direzione Sud-Est; a Gerik ci
fermiamo per il rifornimento sia alla macchina che nostro. E verso le 14:30
arriviamo al BELUM RAINFOREST RESORT, nel Parco Nazionale Belum-Temenggor,
la riserva forestale contigua più ampia per estensione nella penisola malese;
il parco si divide in due grandi aree: il Royal Belum
copre la parte nord del parco fino al confine con la Thailandia, mentre a sud
c'è la riserva forestale. Vorremmo fare due passi sui sentieri qui intorno e
visitare la fattoria delle api, ma si scatena il solito diluvio pomeridiano,
quindi desistiamo; riusciamo ad uscire solo un po' prima di cena, servita nel
ristorante locale.
Lunedì
21/settembre:
Il tempo stamattina è bello e non piove, così poco prima delle 9 ci presentiamo
all'imbarcadero per il tour nel parco; abbiamo prenotato già più di tre
settimane fa, perché servono le autorizzazioni dell'ente che lo gestisce e la
burocrazia anche qui ha i suoi tempi. Un po' di informazioni prima di partire,
poi indossiamo tutti il nostro giubbotto salvagente e saliamo a bordo; siamo in
11 turisti di varia nazionalità, il pilota e la guida.
La lancia fila veloce, mossa da un potente motore fuoribordo Yamaha da 150 CV e
viaggia spedita verso Nord; superato il controllo dei ranger con la verifica
dei permessi, ci vorrà oltre un'ora per arrivare al piccolo insediamento degli Orang Asli, uno dei gruppi indigeni più antichi della
penisola malese. Dopo una breve sosta, l'acquisto di qualche souvenir ed una
miriade di foto, ripartiamo verso Sud; ci fermiamo intorno alle 12 in una bella
insenatura, un breve trekking di circa un'ora nella vana speranza di vedere i
buceri e poi facciamo il picnic che gentilmente gli organizzatori hanno
organizzato per noi. Ripresa la lancia, facciamo un'ultima sosta per la
passeggiata fino alla cascata, ma noi ci asteniamo visto che sta per piovere;
ed infatti poco dopo si scatena il quotidiano diluvio. I nostri compagni di
gita rientreranno dopo oltre un'ora, chi con le scarpe rotte (e la maglietta
infangata a causa del conseguente volo), chi con il segno di uno spiacevole
incontro con le tante sanguisughe che abitano la zona. Nel
frattempo ha smesso di piovere e facciamo il rientro con un po' di sole;
poco dopo le 16 sbarchiamo al resort, giusto prima che si scateni l'ennesimo
acquazzone tropicale. Ne approfittiamo per studiare la storia del parco, e
scopriamo che per oltre quarant'anni queste aree erano dichiarate "Zona
Nera", teatro di feroci scontri nella giungla, imboscate e massicci
sabotaggi da parte della guerriglia comunista che lottava per rovesciare
l'amministrazione coloniale britannica ed istituire una Repubblica Popolare
Comunista. Nel 1952 (ancora sotto dominio britannico) l'esercito evacuò gli
indigeni e distrusse 14 accampamenti comunisti per tagliare i rifornimenti ai
guerriglieri. Negli anni 70 del 1900, i comunisti lanciarono sanguinosi
sabotaggi e imboscate contro i cantieri stradali per impedire la costruzione
della via di collegamento Est-Ovest, pensata proprio per tagliare in due la
giungla profonda e impedire ai comunisti di muoversi liberamente tra la
Thailandia e la Malesia; queste azioni causarono purtroppo diverse vittime tra
civili, operai e soldati della scorta militare. Come ulteriore azione di
contrasto, il governo costruì la diga di Temenggor,
con lo scopo di allagare la foresta e sommergere le vie di fuga dei ribelli
verso la Thailandia; oggi, dopo il trattato di pace del 1989, la giungla è
stata finalmente pacificata e nel 2007 è nato il parco nazionale protetto.
Doccia e cena concludono la giornata.
Martedì
22/settembre:
Lasciamo il resort poco dopo le 9; la strada è parecchio tortuosa, ma il
traffico è piuttosto scarso e si viaggia tranquilli anche per le frequenti
corsie aggiuntive che permettono di sorpassare i camion più lenti. Si sale
leggermente in quota dai 300 metri del campo fino a circa 1000 metri, poi si
scende nuovamente; il primo centro grosso che incontriamo e Jeli, e proseguiamo
verso Nord-Est, viaggiando a pochissima distanza dal confine con la Thailandia.
A Rantau Panjang
proseguiamo verso Nord-Est e poco prima delle 12 arriviamo a WAT PHOTHIVIHAN,
un tempio buddista thailandese che ospita una colossale statua del Buddha
disteso lunga circa 40 metri, una delle più grandi del suo genere in tutto il
sud-est asiatico. Ripartiamo, ci fermiamo per uno spuntino in periferia e verso
le 14 siamo all'hotel prenotata a Kota Bharu; Ci sistemiamo un po' e per le 15
siamo in centro, al Siti Khadijah Market, un edificio ottagonale su più
livelli, con un mercato gestito quasi interamente da donne, dove trovare
spezie, artigianato e cibo locale. Ci spostiamo al Handicrafts
Village, spazio espositivo dedicato alla produzione artigianale locale, ma non
lo troviamo di grande interesse; saltiamo il museo e ci portiamo alla Masjid Muhammadi: la moschea di stato della città,
caratterizzata da una struttura imponente che unisce influenze architettoniche
tradizionali e occidentali. Il caldo oggi è soffocante, con umidità altissima e
circa 39° percepiti e così rientriamo in albergo; la cena consumata nel
ristorante interno non sarà molto di nostro gradimento, sia per la temperatura
polare del locale (stimiamo 16-17°, forse meno), sia per le interpretazioni
fantasiose dei piatti da parte del cuoco (ad esempio il tiramisù al
pistacchio).
Mercoledì
23/settembre:
Ci muoviamo intorno alle 9:30, il traffico è ancora abbastanza scorrevole e
lasciamo la città in direzione Sud. Non c'è autostrada e si viaggia su strade
abbastanza intasate di traffico locale, senza soluzione di continuità tra un
paese e l'altro. La monotonia del percorso è interrotta solamente a JERTEH,
dove ci fermiamo a vedere la Masjid Ulul Albab, una stupenda moschea costruita quasi
interamente in legno di cengal, utilizzando la
tradizionale tecnica malese del tebuk pasak (incastri e pioli di legno), senza l'utilizzo di
chiodi metallici. Non è presente neppure la classica cupola a cipolla delle
moschee moderne, ma sono utilizzati tetti a falde sovrapposte in stile Perabung Lima, anche questo tipico dell'architettura
tradizionale malese. Ripartiamo e poco dopo le 12 arriviamo a KUALA TERENGGANU,
facendo la prima sosta alla Moschea di Cristallo; costruita in acciaio, vetro e
cristallo specchiato sull'isola fluviale di Pulau Wan Man, brilla in modo unico
sotto la luce del sole ed è considerata una delle moschee più spettacolari
dell'Asia. Raggiunto l'albergo, poco dopo le 15 ci facciamo portare a Kampung, lo storico quartiere cinese caratterizzato da
antiche case-bottega colorate, vicoli decorati e templi come Ho Ann Kiong, il
più antico tempio taoista della città, costruito intorno al 1801 e poi
ricostruito e riaperto nel 2012 dopo un furioso incendio. Facciamo un paio di
foto alla Abidin Mosque, conosciuta come la
"Moschea Bianca", e poi ci spingiamo fino al fiume per osservare (un
po' da lontano) il Terengganu Drawbridge: inaugurato
nel 2019, questo imponente ponte levatoio con torri gemelle ricorda lo stile
del Tower Bridge di Londra. Rientrati in hotel, ci rinfreschiamo un po' e poi
usciamo per cena.
Giovedì
24/settembre:
Ci muoviamo presto perché abbiamo una tappa piuttosto lunga, ma scendiamo
dapprima lungo la costa per fare un salto alla Tengku
Tengah Zaharah Mosque, la moschea galleggiante: sorge
su una piattaforma di cemento sopra una laguna alla foce del fiume ed unisce
elementi di architettura moderna a influenze moresche, arabe e mamelucche.
Andiamo poi a prendere l'autostrada E8 che scende all'interno tra infinite
piantagioni di palme da olio fino a Kuantan, dove
devia verso Sud-Ovest; ci fermiamo per pranzo in uno dei rari R&R (Rest and Recreation), le aree di
sosta full-service, complete di bagni e docce, ristorantini di tutti i gusti,
sale di preghiera e distributore di carburante, dove mangiamo per una cifra
irrisoria. Ripartiamo e lasciamo l'autostrada a Chenor,
dopo di che avremo ancora oltre 110 km di strada stretta e tortuosa, che ci
richiederanno quasi 2 ore. Arriviamo a KUALA TAHAN poco dopo le 15 ed oltre 400
km percorsi, lasciamo la macchina (per due notti) al parcheggio pubblico e poi
ci portiamo all'imbarco del piccolo traghetto che fa la spola attraverso il
fiume Tembeling; in 2-3 minuti siamo sull'altro lato,
al resort del parco prenotato da tempo. Prendiamo i permessi per il parco, che
è il più grande e antico della Malesia ed ospita una foresta pluviale tropicale
stimata con un'età di oltre 130 milioni di anni. Pernottiamo nell'unico
eco-resort situato direttamente all'interno del parco, con un centinaio di
chalet e bungalow; prenotiamo un'escursione in barca per domani, ma scopriamo
che le passeggiate sulle Canopy Walkway,
la rete di ponti sospesi tra le chiome degli alberi che avrebbero dovuto
offrire delle passeggiate mozzafiato, in realtà sono precluse: una chiusa per
manutenzione ed una per festività (domani è venerdì, giorno sacro per i
musulmani). Cena e poi a letto, cullati dai suoni della giungla (uccelli vari,
scimmie che passeggiano sul tetto, ranocchie e chissà che altro).
Venerdì 25/settembre: Dopo colazione ci
presentiamo al punto di incontro per la prevista gita in barca lungo il fiume,
ma la descrizione preventiva che ci fa l'accompagnatore ci lascia alquanto
perplessi, fra difficoltà e pericoli dei sentieri, oltre alla presenza di
sanguisughe. Anche la barca piccola, senza copertura per sole e pioggia e
abbastanza instabile ci impensierisce parecchio, dato che la corrente del fiume
è abbastanza forte e bisogna stare attenti a come ci si muove per bilanciarsi
reciprocamente - e basterebbe un movimento brusco per finire tutti in acqua,
che non sembra proprio molto potabile. Alla fine
preferiamo rinunciare e occupiamo la mattina girando lungo i sentieri intorno
al resort, facendo anche una lunga sosta ad un capanno di avvistamento.
Riusciamo a vedere funghi rossi, farfalle, nidi di termiti, vari uccelli, tra
cui un martin pescatore dalla gola bianca, e moltissimi piccioni verdi; e sui
vialetti del resort anche un piccolo varano di circa 1 metro. Rientriamo al
cottage completamente esausti dal caldo terribile, aggiunto all'elevatissimo
tasso di umidità e proviamo a riprenderci con una bella doccia. Dopo pranzo
facciamo un po' di sano relax ristoratore, e sul tardi usciamo per un secondo
giro di avvistamenti, ma rientriamo velocemente giusto in tempo prima della
quotidiana piovuta. Smette un po' giusto per lasciarci andare a cena, poi
riprende la solita lunga pioggia tropicale.
Sabato
26/settembre:
Ad intervalli è piovuto per tutta la notte, ma fortunatamente stamattina è
quasi sereno; fatto il check-out attraversiamo nuovamente il fiume, riprendiamo
la nostra macchina e ritorniamo verso Sud fino a Temerloh,
dove facciamo un veloce spuntino. Ci portiamo poi a KUALA GANDAH, al National Elephant Conservation Centre, un
importante centro per la conservazione e la cura degli elefanti, dove si
prendono cura di animali feriti, maltrattati o rimasti soli; la visita è molto
interessante, anche perché il contatto con questi enormi pachidermi, solo
leggermente più piccoli dei loro cugini africani, è veramente molto
ravvicinato. Ritorniamo verso Sud, prendiamo l'autostrada e ci dirigiamo verso
la capitale; il traffico è abbastanza sostenuto, siamo nel fine-settimana e
ieri era pure la festa cinese della luna (o di metà autunno). E naturalmente
iniziano gli acquazzoni, a volte anche così intensi da non vedere neppure la
strada; entriamo in KUALA LUMPUR, l'hotel prenotato è in centro, proprio dove
il traffico è più intenso, e con il caos di strade su più livelli qualche volta
facciamo fatica ad interpretare il navigatore, riuscendo a sbagliare strada ben
due volte. Questi errori ci costano almeno 20 minuti, ma prima delle 17 siamo
comunque in hotel; doccia, cena e poi piani per domani.
Domenica
27/settembre:
Anche questa notte ha piovuto ripetutamente e questa mattina quando usciamo è
ancora tutto bagnato. Fortunatamente c'è una bellissima rete di passerelle
sopraelevate e tunnel sotto il livello stradale, climatizzati, per muoversi tra
le principali attrazioni del centro senza essere esposti alla pioggia, alla
temperatura elevata e all'umidità insopportabile. Così dopo colazione usciamo,
abbiamo solo poche decine di metri all'aperto e poi ci infiliamo nella lunga
serie di passaggi che in circa 15 minuti ci porta fino ad un bellissimo parco
da cui si gode la vista sulle torri Petronas, le due torri gemelle, iconico
simbolo del progresso economico della Malesia. Inaugurate nel 1999, contano 88
piani di uffici per un'altezza totale di 452 metri compresi gli alti pinnacoli
e rappresentano uno dei più celebri simboli dell'architettura moderna. La
pianta di ogni torre è disegnata secondo uno schema geometrico comune
nell'architettura tradizionale islamica, chiamato Rub' al-Hizb
o anche croce a otto punte, simbolo geometrico molto usato nell'iconografia
islamica, che racchiude insieme i significati di unità, armonia, stabilità e
razionalità. Ritorniamo al KL Convention Centre ed andiamo a visitare Aquaria,
un grande acquario e oceanario sotterraneo che ospita
oltre 5.000 animali terrestri e marini. Il costo è abbastanza elevato per gli
standard malesi, ma vale sicuramente la pena; è domenica mattina e purtroppo il
posto è invaso da decine di gruppi familiari, non sempre rispettosi né del
posto né degli altri visitatori. Dopo uno spuntino, ci facciamo portare dal
taxi al Komplets Kraf, il
complesso dell'Artigianato, importante centro culturale e artistico, dedicato
alla conservazione e alla promozione dell'artigianato tradizionale malese; in
questi giorni, e proprio qui, è in corso il MICF, la fiera internazionale
dell'artigianato, con mostre di artigianato tradizionale e contemporaneo,
dimostrazioni dal vivo di maestri artigiani, sfilate di moda e spettacoli
culturali. E nel tardo pomeriggio, cotti come non mai, rientriamo in hotel.
Lunedì
28/settembre:
Stranamente stamattina non piove, anzi c'è persino un po' di sole; con il taxi
ci facciamo portare al Bird Park, la più grande voliera a volo libero del
mondo; ospita più di 3.000 uccelli di oltre 200 specie diverse ed i visitatori
girano liberi all'interno, permettendo foto a distanza veramente ravvicinata.
Fa parte dei suggestivi Perdana Botanical
Gardens (noti anche come Lake Gardens), teoricamente a soli 10 minuti d'auto
dal centro storico e finanziario; in realtà per colpa del traffico della
mattina, congestionato e quasi paralizzato, ci metteremo circa 40 minuti.
Giriamo per oltre un'ora e mezzo tra i vari settori, riuscendo a vedere
cicogne, gru, fenicotteri, ibis, garzette e tanto altro; e finalmente anche i
buceri che non eravamo riusciti ad avvistare nella foresta. Il caldo e
l'umidità sono abbastanza mitigati dalla presenza di alberi, ma alla fine del
giro siamo comunque cotti; rinunciamo ad andare al giardino delle orchidee,
rientriamo in hotel a darci una rinfrescata e poi ci facciamo portare a Chinatown.
Mangiamo un boccone in un ristorantino tipico e molto frequentato, poi giriamo
per Petaling Street, un unico immenso mercatino dove
si vende tutto ciò che porta la firma dei grandi marchi, dalle borse alle
magliette, intimo, occhiali da sole, ecc. E nel tardo pomeriggio rientriamo in
hotel, cotti come sempre.
Martedì 29/settembre: Ci spostiamo verso la
periferia nord della città per visitare le Batu Caves, un maestoso complesso di
grotte calcaree che custodisce il più importante luogo di culto induista in
Malesia. All'ingresso si trova l'imponente statua dorata del dio della guerra
Murugan: ben 43 metri di altezza che svettano davanti alla celebre scalinata
arcobaleno. Per raggiungere la caverna principale bisognerebbe scalare tutti i
suoi 272 ripidissimi gradini, un'impresa che oggi, complice il solito,
implacabile caldo umido, abbiamo deciso essere decisamente fuori dalla nostra
portata. Alla base, prima di salire la scalinata, ci sono anche un paio di
templi, ma purtroppo, tra visitatori alla ricerca del selfie perfetto, famiglie
con bambini eccessivamente esuberanti, mercatini e bancarelle, tutto l'insieme
non emana un'elevata spiritualità, ma ricorda piuttosto un grande circo. Ci
rimettiamo in marcia, attraversiamo la città sulle strade a rapido scorrimento
ed in poco più di un'ora arriviamo in aeroporto; riconsegnata la macchina,
mangiamo qualcosa ed attendiamo l'apertura del check-in. Alle 18:30 iniziamo ad
imbarcarci e verso le 19:30 stiamo già decollando; il volo procede abbastanza
tranquillo, con solo qualche lieve turbolenza e dopo 7 ore, poco prima delle 22
ora locale stiamo atterrando a Doha.
Mercoledì
30/settembre:
Abbiamo circa 4 ore di attesa e ci portiamo con calma al nuovo gate; poco dopo
l'1 ci muoviamo, ci sono poco più di 6 ore di volo - tranquillo e con una rotta
prudenziale che aggira le aree più "calde" del Medio-Oriente - e prima delle 7
ora locale atterriamo a Monaco. Tutte le operazioni sono velocissime, dal
controllo passaporti fino al ritiro bagagli e prima delle 8 siamo già in
autostrada; c'è il "solito" intenso traffico, ma si viaggia fluidi e poco dopo
le 12 arriviamo a casa.
Viaggio
FINITO
NOTA: foto e diario completo saranno pubblicati a
breve - restate in contatto.
Tutti i contenuti di questo sito sono protetti dalle norme internazionali sul copyright:
© ClaudioBattan - info qui
Sito aggiornato al: 13.10.2026