Claudio Battan

Malesia

Descrizione:

La Malesia è una delle mete più complete, sicure e affascinanti di tutta l'Asia, dove la modernità futuristica convive con una natura primordiale e culture millenarie. È il viaggio perfetto per chi cerca il fascino dell'Oriente ma vuole la libertà di un'avventura "on the road": le infrastrutture eccellenti e le autostrade moderne permettono di guidare in totale autonomia e sicurezza. Dalle foreste pluviali più antiche del pianeta alle spiagge incontamate della Costa Est, fino alle città coloniali patrimonio UNESCO e alla vibrante anima metropolitana di Kuala Lumpur, la Malesia offre un mosaico unico di tradizioni malesi, cinesi e indiane, unite a un'accoglienza calorosa e a una cucina straordinaria.

Un viaggio di quasi 3 settimane nella Malesia Peninsulare, con partenza dall'aeroporto di Kuala Lumpur dove ritireremo la macchina. L'itinerario inizia verso sud con il fascino coloniale di Malacca, per poi risalire a nord tra i templi nelle grotte di Ipoh e la quiete montana delle Cameron Highlands, proseguendo fino a George Town e Alor Setar. Attraverseremo poi la spettacolare giungla millenaria del Belum, arrivando alle spiagge tradizionali della Costa Est con Kota Bharu e Kuala Terengganu, per poi spingerci fino al Taman Negara ed infine rientrare nella modernità della capitale, alla quale dedicheremo un paio di giornate prima di rientrare a casa.

Diario in corso di viaggio:
Giordania

Giovedì 10/settembre: Partiamo con calma verso metà mattinata, l'Autobrennero tutto sommato, è abbastanza scorrevole, almeno fino al Brennero, poi la parte austriaca dell'autostrada è come al solito un continuo cantiere, tra limiti di velocità e traffico intasato. Si passa Innsbruck, poi si procede con il loro solito limite ecologico e soporifero a 100 km/h, fino ad entrare in Germania; prima però ci concediamo una sosta gastronomica in una locanda storica che conoscevamo, poco fuori dall'autostrada. Ripresa l'autostrada, i controlli di frontiera introdotti dalla Germania ormai da diversi anni, causano una coda di oltre dieci chilometri, controlli di cui però si fa veramente fatica a capire l'utilità dato che si limitano a guardare all'interno di una macchina che comunque non fanno neppure fermare. Poi anche in Germania, si procede con traffico molto intenso e parecchio rallentato. Fatto sta che per fare circa 380 km fino ad Erdinger ci mettiamo un sacco di tempo ed arriviamo all'Hotel, prenotato a venti chilometri dall'aeroporto, solo verso le sedici e trenta. Cena in birreria e poi a letto in vista della sveglia piuttosto anticipata di domani mattina.

Venerdì 11/settembre: Siamo a meno di mezz'ora dall'aeroporto e per le sette siamo già parcheggiati sotto al terminal T1, prenotato da tempo dall'Italia. Ci troviamo però all'estremità opposta del nostro check-in, quindi ci vogliono buoni 10 minuti per arrivare ai banconi; l'aeroporto sembra abbastanza vuoto e tutte le operazioni procedono molto speditamente. Alle 9.30 iniziano a farci salire al bordo, poco dopo le 10 l'aereo si muove, per le 10:30 lasciamo l'aeroporto di Monaco e siamo finalmente in volo. Per viaggiare in cieli sicuri, visto l'aria rovente che si continua a respirarsi in Medio Oriente, l'aereo fa un giro abbastanza lungo: scende lungo la costa dell'Istria, attraversa tutto il Mediterraneo, sorvola l'Egitto, attraversa il Mar Rosso entrando sulla penisola arabica, ed infine, arriva a Doha poco dopo le 17 ora locale, con un volo di poco meno di 6 ore. Il gate per il secondo volo è fortunatamente abbastanza vicino, perché l'orario è abbastanza ravvicinato, ma va benissimo perché così non facciamo tempo ad annoiarci troppo. Verso le 18:30 iniziamo l'imbarco ed alle 19:15 l'aereo lascia la piazzola di sosta; i primi minuti di volo ci regalano delle bellissime immagini della città alle prime luci del tramonto.

Sabato 12/settembre: Il volo è stato abbastanza tranquillo senza grossi traballamenti, permettendoci anche qualche ora di sonno; intorno alle 7:30 atterriamo all'aeroporto internazionale di Kuala Lumpur città che ammiriamo in fase di discesa, ma che visiteremo alla fine del nostro giro. Fuori ci sono solo 26°, ma scopriremo poi che salgono in fretta e che sono gradi molto umidi. Una volta a terra ci sono tutte le varie operazioni, ad iniziare dall'immigrazione che ci richiede un paio di minuti grazie alla pre-registrazione effettuata da casa, passano poi al ritiro bagagli, in realtà piuttosto lento. All'acquisto della SIM locale c'è un po' di coda ma molto rapida, poi l'ATM per prelevare della valuta locale, per finire al ritiro della macchina noleggiata da casa. In conclusione per le 10 siamo già in machina, una Hyundai Santa Fè, in realtà un po' datata e con quasi 70,000 km sul groppone, non pochi per un noleggiatore quale HERTZ che passa per essere tra i TOP. Ci fermiamo alla prima area di servizio per acquistare la card che ci servirà per pagare i pedaggi delle autostrade, poi prendiamo la AH2 che ci porta verso Sud. Ci servono quasi 2 ore, con l'ultimo tratto su strade "normali", per arrivare a MALACCA (o Melaka), una città di oltre 450,000 abitanti, con un glorioso passato coloniale che ha lasciato splendide tracce. Oggi ci prendiamo un primo assaggio facendo due passi sullo Jonker's Walk, la zona pedonale del quartiere cinese di Chinatown.

Domenica 13/settembre: Lasciamo l'albergo poco prima delle 10 ed il caldo umido è già pesantissimo; attraversiamo il ponte sul fiume e ci ritroviamo in un remoto passato coloniale. La città fu fondata intorno al 1400 da un principe fuggitivo di Sumatra e che capì l'enorme potenziale strategico del posto; grazie alla sua posizione perfetta sullo Stretto, ne fece il porto mercantile più importante della regione: qui si incontravano mercanti arabi, persiani, indiani, cinesi ed europei per scambiare spezie, seta, porcellana e oro. Per difendersi dalle minacce dei regni vicini (come il Siam), il Sultanato strinse una fortissima alleanza con la dinastia cinese dei Ming e la città divenne persino la base principale per le celebri spedizioni navali dell'ammiraglio cinese Zheng He. All'inizio del 1500 era una metropoli cosmopolita di un regno sovrano all'apice del suo splendore, ma i Portoghesi la conquistarono con Afonso de Albuquerque per controllare i traffici; poi vennero gli Olandesi, che strapparono il controllo ai portoghesi ed edificarono i famosi edifici rossi di Dutch Square (Stadthuys ed altro). Infine, nel 1824 i Britannici ottennero la città tramite un trattato con gli olandesi e così Malacca entrò negli Stabilimenti degli Stretti fino al loro scioglimento nel 1946; la Malesia raggiunse poi la completa indipendenza nel 1957. La Dutch Square (Piazza Olandese o Piazza Rossa) è il simbolo della città, circondata da edifici color mattone, tra cui spiccano la storica Christ Church, la fontana della Regina Vittoria e lo Stadthuys, l'imponente municipio considerato l'edificio olandese più antico d'Oriente e che oggi ospita diversi musei storici. Arriviamo fino ai resti della fortezza portoghese (A Famosa) risalente al 1511 con il vicino Memoriale. Prendiamo poi uno dei classici risciò per tornare al quartiere cinese, in Harmony Street, dove visitiamo la moschea Kampung Kling ed il tempio cinese Cheng Hoon Teng Temple (il più antico della Malesia); troviamo però chiuso il tempio indù. Facciamo un leggero spuntino in zona Jonker, anche se il caldo toglie l'appetivo, e poi andiamo a visitare il Malaka House Museum, una casa-museo in ottime condizioni, tipica nella sua struttura e con tanto arredamento ancora originale. A poca distanza, visitiamo anche il Baba & Nyonya Heritage Museum, un'altra casa-museo straordinariamente conservata che offre uno sguardo intimo sulla ricca cultura dei Peranakan. Sono noti anche come cinesi dello Stretto, discendenti degli immigrati cinesi che si stabilirono nella penisola malese e a Singapore a partire dal 15° secolo, unendo la cultura cinese con quella locale malese. Questa casa nasce dalla fusione di 3 case a schiera interconnesse acquistate dalla famiglia Chan nel 1861, e divenne poi museo nel 1985; fonde in modo spettacolare elementi architettonici cinesi, malesi ed europei della seconda metà dell'Ottocento. In serata, al tramonto, facciamo la classica crociera, con i piccoli battelli che risalgono il fiume per qualche km, tra case e palazzi che iniziano ad accendersi di mille colori; e poi cena in uno dei tanti ristorantini affacciati sul fiume.

Lunedì 14/settembre: Prima di allontanarci da Malaka facciamo un salto alla Melaka Straits Mosque, situata sulla futuristica isola artificiale di Pulau; purtroppo tutta l'area sembra abbandonata da tempo, con alberghi e palazzi desolati, degradati e talvolta abbandonati prima del loro completamento. Anche i giardini intorno alla Moschea sono però soggetti alla rigida normativa sull'abbigliamento e riusciamo solo a fare delle foto da lontano. Iniziamo poi il lungo trasferimento verso Nord: riprendiamo l'autostrada che ci ha portato qui, ci facciamo una buona mezz'ora di coda per un incidente e poi attraversiamo abbastanza rapidamente Kuala Lumpur. Proseguiamo verso Nord sulla AH2 che lasciamo a Tapah per prendere la stretta e tortuosa Route 59, poco meno di 60 km che, tra code e rallentamenti per lavori in corso, ci richiederanno circa 2 ore per arrivare a TANAH RATA, nel cuore delle Cameron Highlands. Il traffico non è quello terribile del fine-settimana, ma è sufficiente un camion per costituire un tappo insuperabile, anche perché la coincidenza della Festa Nazionale (Malaysia Day) con la Festa di Metà Autunno delle comunità cinesi-malesi sta creando un cocktail micidiale. Nel frattempo inizia anche piovere, prima poche gocce poi il classico acquazzone tropicale; a completare il tutto, l'affannosa ricerca della strada del nostro hotel - nuovo ed inaugurato da pochi mesi - che Google Maps non ha ancora ben compreso e che ci costringe ad interpellare un paio di passanti.

Martedì 15/settembre: Oggi una tappa dedicata alle escursioni nei dintorni; Come prima cosa visitiamo una delle più famose piantagioni da tè, la Boh Tea Plantation e tra i suoi vari stabilimenti scegliamo quello verso sud, il più antico, fondato nel 1929. La strada per arrivarci, una volta deviato dalla Route 59, si arrampica, stretta e tortuosa, immersa tra le piantagioni che coprono completamente le colline - e scopriamo che le piante sono in realtà dei piccoli cespugli bassi dove la raccolta avviene con una specie di tagliafoglie. In uno dei campi abbiamo anche la fortuna di vedere i raccoglitori al lavoro, con le loro forbici a batteria ed i grossi sacchi di iuta. Purtroppo la visita allo stabilimento di lavorazione oggi non è disponibile in questo sito e quindi ci accontentiamo di un salto al negozietto per comprare un po' di scatole. Ritornando verso la città, ci fermiamo in un'altra piantagione, la Cameron Valley Tea House (Bharat Tea), forse ancora più ampia, ma diventata ormai un'attrazione turistica. Il parcheggio sulla strada principale è pieno fino all'inverosimile, poi una navetta (a pagamento) permette di raggiungere rapidamente il fondo valle, dove c'è il centro delle piantagioni; e qui il buon gusto ha ormai lasciato campo libero alla più pacchiana delle forme turistiche, con decine di sentieri invasi da famiglie e coppie alla ricerca del selfie perfetto, in mezzo alle piante di tè. Ripassando il centro, ci fermiamo a mangiare qualcosa in uno dei tanti ristorantini per tutti i gusti sparsi lungo la via principale, poi ci spostiamo di pochi km verso Nord fino alla Butterfly Garden, oggi diventata ZooMania De' Butterfly Farm. Si tratta di un piccolo zoo con alcuni animali, alcuni insetti giganti ed un'area con centinaia di farfalle esotiche. Ritorniamo infine a Tanah Rata, ma non riusciamo ad individuare il Tan's Camellia Garden e così rientriamo all'hotel.

Mercoledì 16/settembre: Oggi partiamo abbastanza presto perché abbiamo parecchie cose da vedere e così prima delle 9 siamo già in macchina, in direzione nord. Oggi è festa nazionale ma fortunatamente a quest'ora il traffico è ancora abbastanza scorrevole; anche la strada è un po' meglio di quella che abbiamo trovato per arrivare qui, quindi procediamo abbastanza spediti. Dopo una mezz'ora incrociamo la principale, la Route 185 e proseguiamo verso ovest; questa strada è ancora più scorrevole e si viaggia decisamente bene anche se nel frattempo il traffico verso le Cameron Highlands sta sempre più aumentando. Intorno alle 10:45 arriviamo in zona IPOH dove vogliamo vedere alcuni templi. Il primo è il tempio Kek Look Tong, un tempio buddista situato all'interno di una massiccia grotta calcarea, però lo troviamo chiuso per lavori di ristrutturazione. Passiamo quindi al tempio di Sam Poh Tong, un altro tempio buddista ma della corrente cinese Mahāyāna, il tempio rupestre più antico e grande della Malesia; si attraversa un giardino zen molto suggestivo poi si entra nel tempio con tutta la sua costellazione di dèi, tra principali e minori. Attraversando una breve galleria si arriva in un giardino chiuso dove c'è un laghetto con una miriade di tartarughe grandi e piccole. A poca distanza si trova il tempio di Ling Sen Tong, un coloratissimo tempio taoista situato ai piedi delle colline, caratterizzato da statue sgargianti di divinità e animali della mitologia cinese; si trova all'interno di un ampio giardino con decine di sculture di dimensioni improbabili, tra rappresentazioni umane gigantesche ed animali minuscoli. In alcune grotte ci sono diversi altari votivi, tutti parecchio frequentati da devoti in preghiera. E poco dopo le 12 arriviamo al nostro hotel nella zona nuova della città; ci sistemiamo un attimo e poi usciamo per portarci nella downtown. Decidiamo di non muovere la macchina anche perché il traffico nel centro storico è sempre parecchio sostenuto ed i parcheggi sono assolutamente insufficienti. Con l'app GRAB chiamiamo un taxi che arriva in circa un minuto e ci facciamo lasciare in Concubine Lane; un tempo vicolo proibito legato alle fumerie d'oppio, oggi è una delle stradine più animate della città, piena di negozi di souvenir, bancarelle di street food e caffè storici. Il vicino museo Han Chin Pet Soo, ospitato in un ex club per minatori di stagno Hakka, purtroppo oggi è chiuso a causa della festività quindi giriamo un po' il centro, fotografando i murales che ornano questa zona della città. Arriviamo fino alla Birch Memorial Clock Tower, poi un salto in uno dei locali che servono la specialità locale del White Coffe; è decisamente troppo caldo per rientrare in hotel a piedi quindi chiamiamo un altro taxi che questa volta impiega addirittura tre minuti ad arrivare e ci chiederà poco più dell'equivalente di €1 per portarci fino al nostro albergo.

Giovedì 17/settembre: Prima di lasciare Ipoh in direzione Nord, facciamo una deviazione al Perak Cave Temple. Questo splendido tempio buddista accoglie i visitatori con una statua d'oro del Buddha alta 12 metri; sulle pareti interne della grotta si possono ammirare affreschi dettagliati, mentre salendo oltre 350 gradini (sconsigliato a chi soffre di varie patologie) si potrebbe raggiungere un punto panoramico mozzafiato sulla città. Prendiamo l'autostrada e facciamo una deviazione a KUALA KANGSAR, nota come la città reale dello stato del Perak; questa tranquilla cittadina adagiata lungo il fiume Perak offre uno scorcio unico e non troppo turistico sul patrimonio monarchico del Paese. Qui visitiamo la Moschea di Ubudiah, considerata una delle moschee più belle di tutta la Malesia, con le sue enormi cupole dorate e i minareti bianchi. Passiamo poi al Perak Royal Museum o Muzium Diraja (Istana Kenangan), uno straordinario palazzo di legno costruito nel 1926 come residenza temporanea per il Sultano; è interamente edificato senza l'uso di un singolo chiodo di metallo. Ripesa nuovamente l'autostrada, deviamo per TAIPING e vediamo per prima cosa il Lake Gardens, considerato uno dei parchi pubblici più belli del Sud-est asiatico; fu creato alla fine dell'Ottocento in una miniera di stagno abbandonata, ed è famoso per i suoi maestosi alberi della pioggia secolari. Ci portiamo poi in centro di questa che è stata definita una delle gemme nascoste più affascinanti della Malesia peninsulare, facciamo due passi verso la Torre dell'Orologio, ma non riusciamo a scovare tutto il fascino che descrive la guida. Uscendo dalla città scattiamo un paio di foto alla Chiesa di All Saints, la prima chiesa anglicana degli Stati Federati Malesi, poi andiamo a riprendere l'autostrada. Il traffico sta via via aumentando, ma riusciamo a passare il ponte senza grossi rallentamenti ed arriviamo sull'isola di Penang verso le 16; il suo centro più grosso, GEORGE TOWN conta oltre 150.000 abitanti ed è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Confondiamo due hotel con nome molto simile e ci portiamo in quello nella zona Nord della città, ma poi siamo costretti a tornare a sud in zona aeroporto, perdendo quasi un'ora.

Venerdì 18/settembre: Ci svegliamo che sta piovendo anche abbastanza forte, facciamo colazione con calma ed usciamo intorno alle 10, quando finalmente ha smesso di diluviare. Chiamiamo un taxi GRAB che per poco meno di 3 € ci porta fino nel centro storico della città, dove ci sono le principali attrazioni turistiche - ed infatti ci sono frotte di turisti di tutte le nazionalità. La principale attrazione di Armenian Street sono i murales, alcuni interattivi, tutti abbondantemente fotografati; ma guardandosi in giro, la vera attrazione non sono più i murales, ma la fiera antropologica che vi si consuma davanti: viaggiamo per riempirci gli occhi di meraviglia, ma finiamo per riempire la memoria del telefonino di pose ridicole e per lo più stupide. Forse domani gli alieni giunti da qualche pianeta sconosciuto vedranno queste immagini, o le ritroveranno gli archeologi tra mille anni, e penseranno che nel 21° secolo fossimo una civiltà che meritava l'estinzione. Visitiamo poi Khoo Kongsi, definita una delle case clan cinesi più decorate e maestose della Malesia, ma è stata convertita in hotel e la visita non vale neppure i pochi soldi che chiedono; troviamo molto più interessante Seh Tek Tong Cheah Kongsi, una casa su due piani, con tanto di tempio interno e tutte le stanze visitabili. Ci spingiamo poi fino al Chew Jetty, i Moli dei Clan, i suggestivi villaggi galleggianti ottocenteschi costruiti su palafitte dai primi immigrati cinesi; facciamo un rapido spuntino in uno dei tanti ristorantini all'interno di una food-court coperta e ben ventilata, che ci regala anche un po' di sollievo dal caldo umido. Proseguiamo quindi infilandoci del quartiere indiano di Little-India, poi nell'adiacente Little-China, ed arriviamo alla Pinang Peranakan Mansion, una sontuosa dimora del 19° secolo, sito purtroppo ben noto e frequentato da masse di turisti. La casa si sviluppa su due piani ed un numero notevole di stanze; nonostante la ressa, l'esuberanza e la scarsa attenzione (ed educazione) mostrata da gran parte dei visitatori, rimane comunque un'ottima visita per comprendere la cultura "Baba-Nyonya" (cino-malese) attraverso antiquariato e interni opulenti. Ed infine rientriamo in hotel con il solito taxi di GRAB.

Sabato 19/settembre: Partiamo verso le 9:30 e ci portiamo verso la collina, nella frazione ai Air Itam, per la visita al maestoso Tempio Kek Lok Si, il tempio buddista più grande della Malesia ed importante centro di pellegrinaggio. Si tratta di un complesso di templi, la cui costruzione iniziò nel 1890; la sezione centrale ospita i padiglioni di preghiera principali, la sala con le statue dei Quattro Re Celesti e la spettacolare Pagoda di Rama VI (conosciuta anche come la Pagoda dei Diecimila Buddha). La sezione superiore, situata sulla sommità della collina, è dominata dalla colossale statua in bronzo della Dea della Misericordia, alta oltre 36 metri e protetta da un imponente padiglione sorretto da 16 colonne anch'esse in bronzo. Abbiamo mancato il primo parcheggio alla base, e fortunatamente abbiamo proseguito portandoci in quota, risparmiandoci così buona parte della salita; il parcheggio è a pagamento, l'ingresso al tempio è gratuito e c'è un ascensore inclinato per raggiungere la sommità (costo circa € 2,5). Ripresa la macchina, troviamo un traffico sempre molto intenso in questa città che si è sviluppata prevalentemente in verticale, con grattacieli anche di 20-30 piani, di cui i 4-5 piani bassi costituiscono il parcheggio. Arriviamo al ponte solo intorno alle 11:30 e scopriamo che in uscita dall'isola non si paga il pedaggio; anche in autostrada il traffico è molto intenso ed oggi, in particolare, ci sono centinaia di motociclisti che sembrano ignorare completamente sia le norme del codice stradale sia le regole del buon senso, sfrecciando in mezzo alle macchine da destra e da sinistra. Ci fermiamo per pranzo ad un autogrill, ma la presenza di mosche nei contenitori del cibo ci fa desistere e ci accontentiamo di uno snack confezionato. Prima delle 14 arriviamo ad ALOR SETAR, all'hotel prenotato un po' fuori città; ci sistemiamo un attimo, poi prendiamo un solito taxi GRAB per portarci in centro. Visitiamo la Masjid Zahir, una delle moschee più maestose ed eleganti della Malesia, con cinque cupole nere che rappresentano i pilastri dell'Islam; costruita nel 1912, è considerata un capolavoro architettonico. In meno di 10 minuti a piedi arriviamo al complesso Pekan Rabu, un mercato tradizionale malese molto famoso, ideale per acquistare prodotti tipici e street-food tradizionale, ma non troviamo traccia dell'artigianato locale come invece riportato dalla nostra guida. E con un altro taxi, in circa 20 minuti, ritorniamo all'albergo.

Domenica 20/settembre: Stamattina il tempo è un po' uggioso, e ci aspetta una tratta abbastanza lunga; per le 9:30 lasciamo l'hotel, facciamo un salto al supermercato per acquistare dell'acqua per i prossimi giorni, poi riprendiamo l'autostrada di ieri. Continua a piovere, a tratti anche piuttosto intensamente, non mi fido molto né dell'asfalto né della bontà delle mie gomme, quindi procediamo a velocità abbastanza contenuta. A Gurun lasciamo l'autostrada e proseguiamo verso Est sulla 175 fino a Jeniang, dove deviamo sulla K-15 (che poi diventa 4) in direzione Sud-Est; a Gerik ci fermiamo per il rifornimento sia alla macchina che nostro. E verso le 14:30 arriviamo al BELUM RAINFOREST RESORT, nel Parco Nazionale Belum-Temenggor, la riserva forestale contigua più ampia per estensione nella penisola malese; il parco si divide in due grandi aree: il Royal Belum copre la parte nord del parco fino al confine con la Thailandia, mentre a sud c'è la riserva forestale. Vorremmo fare due passi sui sentieri qui intorno e visitare la fattoria delle api, ma si scatena il solito diluvio pomeridiano, quindi desistiamo; riusciamo ad uscire solo un po' prima di cena, servita nel ristorante locale.

Lunedì 21/settembre: Il tempo stamattina è bello e non piove, così poco prima delle 9 ci presentiamo all'imbarcadero per il tour nel parco; abbiamo prenotato già più di tre settimane fa, perché servono le autorizzazioni dell'ente che lo gestisce e la burocrazia anche qui ha i suoi tempi. Un po' di informazioni prima di partire, poi indossiamo tutti il nostro giubbotto salvagente e saliamo a bordo; siamo in 11 turisti di varia nazionalità, il pilota e la guida. La lancia fila veloce, mossa da un potente motore fuoribordo Yamaha da 150 CV e viaggia spedita verso Nord; superato il controllo dei ranger con la verifica dei permessi, ci vorrà oltre un'ora per arrivare al piccolo insediamento degli Orang Asli, uno dei gruppi indigeni più antichi della penisola malese. Dopo una breve sosta, l'acquisto di qualche souvenir ed una miriade di foto, ripartiamo verso Sud; ci fermiamo intorno alle 12 in una bella insenatura, un breve trekking di circa un'ora nella vana speranza di vedere i buceri e poi facciamo il picnic che gentilmente gli organizzatori hanno organizzato per noi. Ripresa la lancia, facciamo un'ultima sosta per la passeggiata fino alla cascata, ma noi ci asteniamo visto che sta per piovere; ed infatti poco dopo si scatena il quotidiano diluvio. I nostri compagni di gita rientreranno dopo oltre un'ora, chi con le scarpe rotte (e la maglietta infangata a causa del conseguente volo), chi con il segno di uno spiacevole incontro con le tante sanguisughe che abitano la zona. Nel frattempo ha smesso di piovere e facciamo il rientro con un po' di sole; poco dopo le 16 sbarchiamo al resort, giusto prima che si scateni l'ennesimo acquazzone tropicale. Ne approfittiamo per studiare la storia del parco, e scopriamo che per oltre quarant'anni queste aree erano dichiarate "Zona Nera", teatro di feroci scontri nella giungla, imboscate e massicci sabotaggi da parte della guerriglia comunista che lottava per rovesciare l'amministrazione coloniale britannica ed istituire una Repubblica Popolare Comunista. Nel 1952 (ancora sotto dominio britannico) l'esercito evacuò gli indigeni e distrusse 14 accampamenti comunisti per tagliare i rifornimenti ai guerriglieri. Negli anni 70 del 1900, i comunisti lanciarono sanguinosi sabotaggi e imboscate contro i cantieri stradali per impedire la costruzione della via di collegamento Est-Ovest, pensata proprio per tagliare in due la giungla profonda e impedire ai comunisti di muoversi liberamente tra la Thailandia e la Malesia; queste azioni causarono purtroppo diverse vittime tra civili, operai e soldati della scorta militare. Come ulteriore azione di contrasto, il governo costruì la diga di Temenggor, con lo scopo di allagare la foresta e sommergere le vie di fuga dei ribelli verso la Thailandia; oggi, dopo il trattato di pace del 1989, la giungla è stata finalmente pacificata e nel 2007 è nato il parco nazionale protetto. Doccia e cena concludono la giornata.

Martedì 22/settembre: Lasciamo il resort poco dopo le 9; la strada è parecchio tortuosa, ma il traffico è piuttosto scarso e si viaggia tranquilli anche per le frequenti corsie aggiuntive che permettono di sorpassare i camion più lenti. Si sale leggermente in quota dai 300 metri del campo fino a circa 1000 metri, poi si scende nuovamente; il primo centro grosso che incontriamo e Jeli, e proseguiamo verso Nord-Est, viaggiando a pochissima distanza dal confine con la Thailandia. A Rantau Panjang proseguiamo verso Nord-Est e poco prima delle 12 arriviamo a WAT PHOTHIVIHAN, un tempio buddista thailandese che ospita una colossale statua del Buddha disteso lunga circa 40 metri, una delle più grandi del suo genere in tutto il sud-est asiatico. Ripartiamo, ci fermiamo per uno spuntino in periferia e verso le 14 siamo all'hotel prenotata a Kota Bharu; Ci sistemiamo un po' e per le 15 siamo in centro, al Siti Khadijah Market, un edificio ottagonale su più livelli, con un mercato gestito quasi interamente da donne, dove trovare spezie, artigianato e cibo locale. Ci spostiamo al Handicrafts Village, spazio espositivo dedicato alla produzione artigianale locale, ma non lo troviamo di grande interesse; saltiamo il museo e ci portiamo alla Masjid Muhammadi: la moschea di stato della città, caratterizzata da una struttura imponente che unisce influenze architettoniche tradizionali e occidentali. Il caldo oggi è soffocante, con umidità altissima e circa 39° percepiti e così rientriamo in albergo; la cena consumata nel ristorante interno non sarà molto di nostro gradimento, sia per la temperatura polare del locale (stimiamo 16-17°, forse meno), sia per le interpretazioni fantasiose dei piatti da parte del cuoco (ad esempio il tiramisù al pistacchio).

Mercoledì 23/settembre: Ci muoviamo intorno alle 9:30, il traffico è ancora abbastanza scorrevole e lasciamo la città in direzione Sud. Non c'è autostrada e si viaggia su strade abbastanza intasate di traffico locale, senza soluzione di continuità tra un paese e l'altro. La monotonia del percorso è interrotta solamente a JERTEH, dove ci fermiamo a vedere la Masjid Ulul Albab, una stupenda moschea costruita quasi interamente in legno di cengal, utilizzando la tradizionale tecnica malese del tebuk pasak (incastri e pioli di legno), senza l'utilizzo di chiodi metallici. Non è presente neppure la classica cupola a cipolla delle moschee moderne, ma sono utilizzati tetti a falde sovrapposte in stile Perabung Lima, anche questo tipico dell'architettura tradizionale malese. Ripartiamo e poco dopo le 12 arriviamo a KUALA TERENGGANU, facendo la prima sosta alla Moschea di Cristallo; costruita in acciaio, vetro e cristallo specchiato sull'isola fluviale di Pulau Wan Man, brilla in modo unico sotto la luce del sole ed è considerata una delle moschee più spettacolari dell'Asia. Raggiunto l'albergo, poco dopo le 15 ci facciamo portare a Kampung, lo storico quartiere cinese caratterizzato da antiche case-bottega colorate, vicoli decorati e templi come Ho Ann Kiong, il più antico tempio taoista della città, costruito intorno al 1801 e poi ricostruito e riaperto nel 2012 dopo un furioso incendio. Facciamo un paio di foto alla Abidin Mosque, conosciuta come la "Moschea Bianca", e poi ci spingiamo fino al fiume per osservare (un po' da lontano) il Terengganu Drawbridge: inaugurato nel 2019, questo imponente ponte levatoio con torri gemelle ricorda lo stile del Tower Bridge di Londra. Rientrati in hotel, ci rinfreschiamo un po' e poi usciamo per cena.

Giovedì 24/settembre: Ci muoviamo presto perché abbiamo una tappa piuttosto lunga, ma scendiamo dapprima lungo la costa per fare un salto alla Tengku Tengah Zaharah Mosque, la moschea galleggiante: sorge su una piattaforma di cemento sopra una laguna alla foce del fiume ed unisce elementi di architettura moderna a influenze moresche, arabe e mamelucche. Andiamo poi a prendere l'autostrada E8 che scende all'interno tra infinite piantagioni di palme da olio fino a Kuantan, dove devia verso Sud-Ovest; ci fermiamo per pranzo in uno dei rari R&R (Rest and Recreation), le aree di sosta full-service, complete di bagni e docce, ristorantini di tutti i gusti, sale di preghiera e distributore di carburante, dove mangiamo per una cifra irrisoria. Ripartiamo e lasciamo l'autostrada a Chenor, dopo di che avremo ancora oltre 110 km di strada stretta e tortuosa, che ci richiederanno quasi 2 ore. Arriviamo a KUALA TAHAN poco dopo le 15 ed oltre 400 km percorsi, lasciamo la macchina (per due notti) al parcheggio pubblico e poi ci portiamo all'imbarco del piccolo traghetto che fa la spola attraverso il fiume Tembeling; in 2-3 minuti siamo sull'altro lato, al resort del parco prenotato da tempo. Prendiamo i permessi per il parco, che è il più grande e antico della Malesia ed ospita una foresta pluviale tropicale stimata con un'età di oltre 130 milioni di anni. Pernottiamo nell'unico eco-resort situato direttamente all'interno del parco, con un centinaio di chalet e bungalow; prenotiamo un'escursione in barca per domani, ma scopriamo che le passeggiate sulle Canopy Walkway, la rete di ponti sospesi tra le chiome degli alberi che avrebbero dovuto offrire delle passeggiate mozzafiato, in realtà sono precluse: una chiusa per manutenzione ed una per festività (domani è venerdì, giorno sacro per i musulmani). Cena e poi a letto, cullati dai suoni della giungla (uccelli vari, scimmie che passeggiano sul tetto, ranocchie e chissà che altro).

Venerdì 25/settembre: Dopo colazione ci presentiamo al punto di incontro per la prevista gita in barca lungo il fiume, ma la descrizione preventiva che ci fa l'accompagnatore ci lascia alquanto perplessi, fra difficoltà e pericoli dei sentieri, oltre alla presenza di sanguisughe. Anche la barca piccola, senza copertura per sole e pioggia e abbastanza instabile ci impensierisce parecchio, dato che la corrente del fiume è abbastanza forte e bisogna stare attenti a come ci si muove per bilanciarsi reciprocamente - e basterebbe un movimento brusco per finire tutti in acqua, che non sembra proprio molto potabile. Alla fine preferiamo rinunciare e occupiamo la mattina girando lungo i sentieri intorno al resort, facendo anche una lunga sosta ad un capanno di avvistamento. Riusciamo a vedere funghi rossi, farfalle, nidi di termiti, vari uccelli, tra cui un martin pescatore dalla gola bianca, e moltissimi piccioni verdi; e sui vialetti del resort anche un piccolo varano di circa 1 metro. Rientriamo al cottage completamente esausti dal caldo terribile, aggiunto all'elevatissimo tasso di umidità e proviamo a riprenderci con una bella doccia. Dopo pranzo facciamo un po' di sano relax ristoratore, e sul tardi usciamo per un secondo giro di avvistamenti, ma rientriamo velocemente giusto in tempo prima della quotidiana piovuta. Smette un po' giusto per lasciarci andare a cena, poi riprende la solita lunga pioggia tropicale.

Sabato 26/settembre: Ad intervalli è piovuto per tutta la notte, ma fortunatamente stamattina è quasi sereno; fatto il check-out attraversiamo nuovamente il fiume, riprendiamo la nostra macchina e ritorniamo verso Sud fino a Temerloh, dove facciamo un veloce spuntino. Ci portiamo poi a KUALA GANDAH, al National Elephant Conservation Centre, un importante centro per la conservazione e la cura degli elefanti, dove si prendono cura di animali feriti, maltrattati o rimasti soli; la visita è molto interessante, anche perché il contatto con questi enormi pachidermi, solo leggermente più piccoli dei loro cugini africani, è veramente molto ravvicinato. Ritorniamo verso Sud, prendiamo l'autostrada e ci dirigiamo verso la capitale; il traffico è abbastanza sostenuto, siamo nel fine-settimana e ieri era pure la festa cinese della luna (o di metà autunno). E naturalmente iniziano gli acquazzoni, a volte anche così intensi da non vedere neppure la strada; entriamo in KUALA LUMPUR, l'hotel prenotato è in centro, proprio dove il traffico è più intenso, e con il caos di strade su più livelli qualche volta facciamo fatica ad interpretare il navigatore, riuscendo a sbagliare strada ben due volte. Questi errori ci costano almeno 20 minuti, ma prima delle 17 siamo comunque in hotel; doccia, cena e poi piani per domani.

Domenica 27/settembre: Anche questa notte ha piovuto ripetutamente e questa mattina quando usciamo è ancora tutto bagnato. Fortunatamente c'è una bellissima rete di passerelle sopraelevate e tunnel sotto il livello stradale, climatizzati, per muoversi tra le principali attrazioni del centro senza essere esposti alla pioggia, alla temperatura elevata e all'umidità insopportabile. Così dopo colazione usciamo, abbiamo solo poche decine di metri all'aperto e poi ci infiliamo nella lunga serie di passaggi che in circa 15 minuti ci porta fino ad un bellissimo parco da cui si gode la vista sulle torri Petronas, le due torri gemelle, iconico simbolo del progresso economico della Malesia. Inaugurate nel 1999, contano 88 piani di uffici per un'altezza totale di 452 metri compresi gli alti pinnacoli e rappresentano uno dei più celebri simboli dell'architettura moderna. La pianta di ogni torre è disegnata secondo uno schema geometrico comune nell'architettura tradizionale islamica, chiamato Rub' al-Hizb o anche croce a otto punte, simbolo geometrico molto usato nell'iconografia islamica, che racchiude insieme i significati di unità, armonia, stabilità e razionalità. Ritorniamo al KL Convention Centre ed andiamo a visitare Aquaria, un grande acquario e oceanario sotterraneo che ospita oltre 5.000 animali terrestri e marini. Il costo è abbastanza elevato per gli standard malesi, ma vale sicuramente la pena; è domenica mattina e purtroppo il posto è invaso da decine di gruppi familiari, non sempre rispettosi né del posto né degli altri visitatori. Dopo uno spuntino, ci facciamo portare dal taxi al Komplets Kraf, il complesso dell'Artigianato, importante centro culturale e artistico, dedicato alla conservazione e alla promozione dell'artigianato tradizionale malese; in questi giorni, e proprio qui, è in corso il MICF, la fiera internazionale dell'artigianato, con mostre di artigianato tradizionale e contemporaneo, dimostrazioni dal vivo di maestri artigiani, sfilate di moda e spettacoli culturali. E nel tardo pomeriggio, cotti come non mai, rientriamo in hotel.

Lunedì 28/settembre: Stranamente stamattina non piove, anzi c'è persino un po' di sole; con il taxi ci facciamo portare al Bird Park, la più grande voliera a volo libero del mondo; ospita più di 3.000 uccelli di oltre 200 specie diverse ed i visitatori girano liberi all'interno, permettendo foto a distanza veramente ravvicinata. Fa parte dei suggestivi Perdana Botanical Gardens (noti anche come Lake Gardens), teoricamente a soli 10 minuti d'auto dal centro storico e finanziario; in realtà per colpa del traffico della mattina, congestionato e quasi paralizzato, ci metteremo circa 40 minuti. Giriamo per oltre un'ora e mezzo tra i vari settori, riuscendo a vedere cicogne, gru, fenicotteri, ibis, garzette e tanto altro; e finalmente anche i buceri che non eravamo riusciti ad avvistare nella foresta. Il caldo e l'umidità sono abbastanza mitigati dalla presenza di alberi, ma alla fine del giro siamo comunque cotti; rinunciamo ad andare al giardino delle orchidee, rientriamo in hotel a darci una rinfrescata e poi ci facciamo portare a Chinatown. Mangiamo un boccone in un ristorantino tipico e molto frequentato, poi giriamo per Petaling Street, un unico immenso mercatino dove si vende tutto ciò che porta la firma dei grandi marchi, dalle borse alle magliette, intimo, occhiali da sole, ecc. E nel tardo pomeriggio rientriamo in hotel, cotti come sempre.

Martedì 29/settembre: Ci spostiamo verso la periferia nord della città per visitare le Batu Caves, un maestoso complesso di grotte calcaree che custodisce il più importante luogo di culto induista in Malesia. All'ingresso si trova l'imponente statua dorata del dio della guerra Murugan: ben 43 metri di altezza che svettano davanti alla celebre scalinata arcobaleno. Per raggiungere la caverna principale bisognerebbe scalare tutti i suoi 272 ripidissimi gradini, un'impresa che oggi, complice il solito, implacabile caldo umido, abbiamo deciso essere decisamente fuori dalla nostra portata. Alla base, prima di salire la scalinata, ci sono anche un paio di templi, ma purtroppo, tra visitatori alla ricerca del selfie perfetto, famiglie con bambini eccessivamente esuberanti, mercatini e bancarelle, tutto l'insieme non emana un'elevata spiritualità, ma ricorda piuttosto un grande circo. Ci rimettiamo in marcia, attraversiamo la città sulle strade a rapido scorrimento ed in poco più di un'ora arriviamo in aeroporto; riconsegnata la macchina, mangiamo qualcosa ed attendiamo l'apertura del check-in. Alle 18:30 iniziamo ad imbarcarci e verso le 19:30 stiamo già decollando; il volo procede abbastanza tranquillo, con solo qualche lieve turbolenza e dopo 7 ore, poco prima delle 22 ora locale stiamo atterrando a Doha.

Mercoledì 30/settembre: Abbiamo circa 4 ore di attesa e ci portiamo con calma al nuovo gate; poco dopo l'1 ci muoviamo, ci sono poco più di 6 ore di volo - tranquillo e con una rotta prudenziale che aggira le aree più "calde" del Medio-Oriente - e prima delle 7 ora locale atterriamo a Monaco. Tutte le operazioni sono velocissime, dal controllo passaporti fino al ritiro bagagli e prima delle 8 siamo già in autostrada; c'è il "solito" intenso traffico, ma si viaggia fluidi e poco dopo le 12 arriviamo a casa.

 

Viaggio FINITO

 

NOTA: foto e diario completo saranno pubblicati a breve - restate in contatto.

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